I fantasmi sfigati (Franco Zolaudia, La Buca di Maspero)

I seguaci del paranormale hanno sempre descritto le presenze nelle case infestate come sensazioni.

Sei in una stanza e improvvisamente hai la netta sensazione di non essere solo. Ti volti e chi sembrava spiarti da dietro le spalle è rimasto sensazione palpabile, ma ti sembra sia sparito.

Oppure noti un’ombra indefinita con la coda dell’occhio. Sposti lo sguardo per guardare meglio e ti viene il dubbio di esserti immaginato tutto, forse era soltanto un gioco provocato dalla suggestione.

Con i cairoti capita qualcosa di molto simile, forse lasciato meno all’immaginazione.

Sono ombre, sensazioni sgradevoli e goffe. Soprattutto alito pesante dietro le spalle, bava che scende dalla bocca di Alien dietro la porta. Non sembrano esserci, nascosti come sono, ma li avverti come Gremlins non appena una nuvola passa ad oscurare il sole. O viceversa.

Non essere per scelta sui social non esime dall’essere coinvolto dal gran bordello di chiacchiere che un tempo si limitava ad uscire fuori a fine partita, o al limite nell’intervallo.

Invece no, ieri in pieno pomeriggio mi arrivano un paio di messaggi whatsapp. Sono di amici, ma che non hanno ancora capito bene.

“Hai visto? Il miracolo sta capitando… 0-2!!!”

“Forse è la volta buona che sbanchiamo San Siro”.

Sono poche righe, sono attimi.

Oppure sono come le sensazioni provate dagli investigatori del paranormale in una casa infestata.

Non li vedi ma li senti eccome. Eccome se ci sono.

Quanto fastidio in così poche parole.

Quanto senso di estraneità, come un’ombra in un angolo della stanza, che ti mette a disagio.

Che cosa ti sfugge del fatto che ti abbia detto che non tifo più per questa società mistificatrice chiamata Effecì? Pensavi scherzassi? Credevi mi sciogliessi al sole comprato da mezzo risultato? E tu piuttosto? Sei già lì pronto a fare roteare la lingua con la bavetta che scende? Dopo sedici anni?

Ma soprattutto, che cosa vuoi esattamente da me con quel messaggio di whatsapp? Solidarietà? Fratellanza?

La fratellanza di questa gran cippa, io non sono fratello di nessun traditore, non scendo a patti con chi disprezza i valori con cui sono cresciuto.

“Io spero ancora che perdiate”, rispondo.

Laconico, categorico. Come un esorcismo che possa fare scappare l’ombra.

E intanto siamo già 1-2.

“Non me ne frega niente del tuo Effecì”, rispondo all’altro.

E intanto andiamo sul 2-2, un altro rituale per far scappare i babau.

A fine giornata la casa ne sembrerà nuovamente sgombra, come poco prima che la partita finisse.

Sono di nuovo diventate ombre o sensazioni nascoste, infestatori sfigati che si staranno applaudendo commossi per avere dato tutto nell’infestazione.

Ma quando credete di averli sconfitti per davvero, pensate agli attimi, ripensate alle sensazioni.

Ripensate a quando li avete visti zompettare in soggiorno dopo il pareggio di Sassuolo. Fatevi tornare alla mente quanto stessero sbavando dalla bocca dopo il gol di Lukic contro la lazio. Oppure pensate ancora ai giorni che hanno fatto seguito all’unica vittoria contro un Genoa che si sarebbe battuto anche da solo. Oppure, se proprio volete stare male, pensate a ieri.

Il cairota è così. Un fantasma goffo e caciarone, parente sfigato di quelli veri. Si annida negli angoli bui e si ciba di ragnatele, che scambia per un pranzo di nozze, sempre pronto a mostrare la sua scoppiettante infestazione, basata sul rifiuto del passato, e sulla sua essenza perdente, contrappasso di un’essenza forse da lui mai vissuta.

Meditate dunque, quando crederete di aver ripulito l’ambiente con tanti crocifissi, perché questa è gente che al momento del trapasso ha dimenticato quello che forse è stata in vita.

E non ha altro significato, dall’altra parte, che non sia quello di danzare appena possibile il valzer dei perdenti.

Sempre lì si torna.

Franco Zolaudia è nato a Torino il 4 novembre 1970. Fotografo, amante delle immersioni subacquee e di tutto ciò che ha che fare col mare, non sopporta, oltre che i cori russi, la deriva attuale del Torino FC.

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