Gli estranei (Franco Zolaudia, La Buca di Maspero)

Estraneità: senso di distacco tra sé e gli altri, tra sé e la realtà circostante; incomunicabilità. Fare parte di un ambiente che non ha alcuna relazione di parentela, di amicizia o di conoscenza con il soggetto.

Così recita il dizionario, così parla il buon senso.

Estranei.

No, non mi riferisco al gruppo di tifosi che per un po’ di tempo popolò le gradinate della Curva Primavera, tutt’altro.

Eppure quello che fu l’ambiente granata è pieno di estranei che lo impestano e che si sono sostituiti a chi lo aveva creato e mantenuto in vita per molti decenni.

Estranei che si sono lentamente sostituiti a noi e hanno preso le nostre sembianze esteriori.

E’ estraneo chi scrive sui siti, in particolare sul principale sito di informazione.

Lo si sente, lo si avverte. Giornalisti, e forse neppure quello, pagati probabilmente ad aria, che riempiono la testata di parole vuote. Inutili ed estranee.

Al di là del loro ruolo macchiettaro nello sfornare veline inginocchiate ai piaceri del Padrone, si avverte la totale estraneità di chi scrive. Molto probabilmente si tratta di persone che con il Toro non hanno mai avuto a che fare, se non per sentito dire, e svolgono il compitino riferendosi alla patina esterna, senza mai addentrarsi una volta, neanche per sbaglio, in qualcosa che sfiori l’essenza perduta. Non c’è empatia nelle loro parole, non esiste conoscenza, se non la supponenza, probabilmente venuta dall’alto, che i tifosi siano tutti coglioni e che basti un tozzo di pane per farli felici ed addomesticarli.

Probabilmente hanno ragione, visti i risultati e la massa di ratti che trainano col loro piffero.

Vogliamo parlare di una certa carta stampata rosa? Sicuramente c’è chi ha problemi e deve affrontare serissimi problemi (lo sappiamo e non siamo fessi), ma quanto costa svendere la propria dignità professionale? Penose evoluzioni acrobatiche che assomigliano a pietosi esercizi di propaganda da regime. Parole scritte di chi non ha neanche lontanamente idea di cosa significhi impostare la propria vita su questa squadra.

Ti parlano dello specifico per non parlarti del quadro generale. Ti dipingono un universo che non esiste con basi da Wikipedia, si sono fatti una agendina per non dimenticarsi dell’anniversario della morte di Ferrini, “tanto quei quattro coglioni di tifosi ci cascano sempre”.

Estraneità, senso di distanza alieno che arriva dall’alto.

Come quando ci propinarono la campagna abbonamenti “Se tua moglie ha problemi con le corna, portala a vedere il Toro”, o qualcosa di simile.

Chi mai, se fosse stato un vero tifoso granata, e non un bieco baciapile pubblicitario mancato, che arriva sicuramente da altri recessi marketing, avrebbe mai potuto confezionare una simile puttanata?

E “Pappina nel sette”? Freddo e detestabile proclama giocato su una foto, fondamenta di cartapesta al quale si sarebbe dovuto accorrere belanti, per l’ennesima vendita di tappeti.

Ma dai e dai, il messaggio estraneo fa breccia, dilaga.

Gli Estranei sono tra noi, lo vediamo ogni giorno. Ce ne siamo accorti pian piano, prima con dei segnali inquietanti e fastidiosi. Potevano essere gli applausi dopo le sconfitte, lo sguardo basso, il senso perenne di essere poveri cristi commossi ma orgogliosi di un passato a questo punto estraneo. Lo si è detto mille volte.

Poi la cosa è dilagata. I veri estranei sono quelli che in settimana proclamavano goderecci dai loro veroni, dopo una vittoria contro una squadra che aveva scritta in faccia la parola “sconfitta” ancora prima di scendere in campo.

Sono quelli che si danno pacche sulle spalle discutendo della posizione in campo di Murru, quelli che ogni anno, ogni cazzo di anno se la prendono con l’allenatore di turno.

Sono quelli che godrebbero per il 3-0 contro la Lazio soltanto per avere tre punti (tra tavolini e ripescaggi la specialità del’Effecì) e non per un senso di giustizia.

Estranei. Il nostro ambiente ne è impestato.

Del resto non poteva essere diversamente con il Grande Estraneo al comando, un uomo che non ha mai manifestato uno straccio di empatia nelle sue parole, un lontano interesse, un sincero pathos, se non fosse quello di far soldi, anche in tempi tristi come questo.

Estranei. Sono tutto intorno a noi, pronti a saltellare in strada come marionette con sguardo da imbecilli. Si fosse vinto col Crotone, ora vedremmo i caroselli e atti di giubilo e amore verso la Società, ciechi verso un uomo che è stata la nostra Tragedia.

Nel film “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel (1956), una colonia di non meglio identificati replicanti, si sostituisce, termine da assumere in maniera letterale, alla popolazione mondiale. Per chi ha avuto la fortuna di vedere il remake del 1978, “Terrore dallo spazio profondo”, assume ancora più rilevanza la scena finale (SPOILER), dove un Donald Sutherland protagonista del film, ma ormai  “trasformato”, indica con un verso alieno e terrificante, una delle ultime persone rimaste umane rimaste.

Ecco, noi siamo come quella persona.

Un tempo avremmo indicato noi i diversi, i traditori, gli alieni.

Quel film, finisce male e noi ne siamo l’ennesimo sequel.

Ora siamo noi gli Estranei.

Franco Zolaudia è nato a Torino il 4 novembre 1970. Fotografo, amante delle immersioni subacquee e di tutto ciò che ha che fare col mare, non sopporta, oltre che i cori russi, la deriva attuale del Torino FC.

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