Il valzer dei fantasmi (Franco Zolaudia, La Buca di Maspero)

Quando Adolf Hitler, alle soglie della disfatta nazista nella Seconda Guerra Mondiale, era ormai barricato nel bunker sottostante le rovine della Cancelleria, guardava fiducioso al futuro, nell’attesa che l’armata del generale Wenck facesse rotta su Berlino per liberarla dall’assedio sovietico.
Erano speranze di cartapesta, ottimismi isterici e infondati, in un grottesco ballo dei fantasmi.
Wenck non disponeva di forze e mezzi tali da potergli consentire qualsiasi attacco contro l’Armata Rossa e così infatti fu.
Sappiamo come andò a finire. Mentre il mondo collassava su Berlino, nel bunker si respirava un’atmosfera surreale, fatta di realtà pietosamente inventate, che si affidavano a una armata inesistente e risolutiva in mezzo alla disfatta.
Grottesco walzer glorioso e folle, con protagonisti dei fantasmi.
Atmosfere surreali, discorsi che sviano dalla globalità per soffermarsi su particolari irrilevanti, tutto per sviare l’attenzione dalla realtà.
Fatti gli opportuni distinguo e sminuita la rilevanza dei paragoni, lo stesso walzer si sta ballando in queste ore nelle stanze del bunker dell’Effecì.
Anzi, forse il paragone non è così campato in aria. Perché l’aria nefasta e avvelenata del modesto bunker (fino a qualche anno fa lo avremmo chiamato container e avrebbe reso maggiormente l’idea) della società dalle maglie color vinaccia imbastardite da sponsor di ogni genere è anch’essa popolata da gente che si è rifugiata al suo interno convinta dell’arrivo della risolutiva armata di Wenck. Di persone che si rifiutano di guardare in faccia la realtà e sulla carta geografica studiano il puntino, tanto per raccontarsi un po’ di balle, anziché considerare la realtà nel suo insieme, fatta di desolazione e di Robaldo ai limiti del mondo, pieno di nebbia e depressione.
Non sembra vero agli occupanti del bunker di poter muovere su quella carta il soldato Sirigu, incolpandolo se non della catastrofe almeno del rovescio che ha costretto l’armata effecista nel bunker maleodorante.
Quale grande recriminazione poter incolpare l’artiglieria VAR, rea di non aver opposto una adeguata resistenza all’avanzare delle truppe nemiche. E tutti pronti a rassicurare il loro capo, rinchiuso in una stanzetta a coccolare l’amore della sua vita, non una Eva Braun qualsiasi, ma la pecunia, con la quale non commetterà certo suicidio, ma troverà il modo di svicolare via da quel bunker e quel valzer di fantasmi.
Sono ancora in tanti in quel bunker smisurato: ci sono quelli che non vogliono ammettere di essersi sbagliati e non lo faranno mai, e neppure ammetteranno la fine, che vorrebbero crepuscolare e wagneriana, ma che al posto degli ottoni ha un risuonare di pernacchie.
E poi ci sono quelli la cui vittoria di ieri avrebbe fatto immaginare di rigettare i russi a Est, quelli per i quali ormai anche la più timida scorreggia assume le sembianze di una cannonata sterminatrice, come il pareggio di Sassuolo, spacciato per trionfo da chi si è ridotto a delirare di realtà vincenti nell’aria mefitica del bunker.
E poi ci sono i servi e servetti di corte, sempre pronti a guardarsi intorno per scorgere un nuovo padrone. C’è chi scrive per il sito più importante e butta la benzina sul fuoco, sollevando il Padronfuhrer da qualsiasi colpa, gente che sta al Toro come Il Grande Fratello sta al Nobel per la Comunicazione, semmai esiste. Gente che sa di falso come una moneta romana con su scritto Made in China. Eppure all’interno del bunker scrivono le veline per tenere buoni gli occupanti, in attesa del prossimo pareggio che libererà i Gloriosi Combattenti dall’assedio.
Sia che siate semplici occupanti, ballerini volontari o involontari di questo valzer surreale che sa di fantasmi che non accettano il trapasso, che si ostinano ad inventare una realtà alla quale credere, che ha la stessa consistenza di una nuvola di niente, sia che siate ancora altro…
Non mi interessa in cosa vi siete decomposti.
Mi fate schifo e basta.
Ballate il vostro tristissimo valzer sulle note del tracollo.
Perdere vi sta bene. La sconfitta è la vostra dimensione.

Franco Zolaudia è nato a Torino il 4 novembre 1970. Fotografo, amante delle immersioni subacquee e di tutto ciò che ha che fare col mare, non sopporta, oltre che i cori russi, la deriva attuale del Torino FC.

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