Tra fogne, monsü travet e indifferenza (Franco Zolaudia, La Buca di Maspero)

Scrivendo di Toro, scusate, del Toro attuale (lo chiameremo Effecì per una maggiore attinenza con la realtà), si corre il rischio di ripetersi all’infinito. Purtroppo senza soluzioni, che non siano invocazioni per un intervento divino o naturale. Non sono iscritto sui social, ma è inevitabile che, grazie ad amici compiacenti, mi sia fatto un’idea dell’aria che tira.

Mi ha molto colpito la descrizione di “fogna”, come il luogo nel quale i sostenitori più accesi del purtroppo attuale presidente si sarebbero rifugiati. Location dalla quale sarebbero pronti a saltare fuori con le loro bandierine grondanti scudetti Effecì in occasione di ogni minimo refolo di vento favorevole alla loro causa (acquisti e/o vittorie).

Consentitemi una risata su questi due ultimi concetti. La descrizione è rabbiosa ma senz’altro azzeccata, vista la deriva di una Società ormai ripudiata da molti tifosi storici, approdati sulle spiagge della ben più saggia indifferenza.

Secondo me, oltre che quella di fognatari, sarebbe più azzeccata la descrizione di Monsű Travet, i non torinesi mi perdoneranno. La mentalità travettiana da poveri cristi, legata ai colori granata, non nasce oggi, ma deriva probabilmente da un sommerso che ci siamo portati dietro inconsapevoli per decenni. La rassegnazione all’inferiorità, la sfiga come eterna scusante, la sublimazione della sconfitta, l’esaltazione della mediocrità, sono concetti schiacciati per decenni, ma che con l’Effecì hanno trovato la loro ribalta naturale. Da queste aberrazioni derivano le mostruosità attuali, quali il “se vuoi vincere vai a Venaria”, “compralo tu il Toro” etc, distorsioni di un concetto all’ordine del giorno pur di non rischiare di uscire dalla propria casa, sì fatta di drugia, ma ormai dall’odore che sa di casa.

Accanto alle fogne, oppure ai Travet, non combatte più la parte tremendista, che si sta dissolvendo, ma un mondo fatto di indifferenza.

Come mai non si riesce a organizzare una seria contestazione contro questi usurpatori di un marchio, impostori di un’idea e profeti della menzogna?

Semplicemente perché sì, gli anni sono passati, ma la gente, anche quella che potrebbe e vorrebbe, ha paura.

Ha paura dei calabresi. Ha paura di prendersi un Daspo.

Tra tutte le mosse sbagliate, coscientemente o per grossolana improvvisazione, alla quale crediamo sempre meno, la doppia alleanza stipulata dal Padrone del Vapore, riteniamo sia stata veramente azzeccata dal suo punto di vista, e di chi gliel’ha proposta.

Sia l’alleanza con le truppe minacciose di gente votata al business, ma che non scherza ed è disposta a liberarsi soprattutto con le cattive di chi si interpone tra il loro obbiettivo e quello del mandante. Sia l’alleanza con le forze che gli hanno permesso di agire verso l’esperimento sociale che molti hanno già dimenticato.

Questa è la forza dell’attuale Paperone rinchiuso nel suo deposito inaccessibile in cima alla collina mentre nuota come un pesce baleno nel suo oro fatto sulla pelle di un animale con le corna.

La gente che non ha più 20-30 anni, si fa due conti in tasca.

Sa di avere vissuto anni irripetibili, che ormai sono stati demoliti, e ormai non ha più voglia di rischiare botte da parte di professionisti della rissa, con le pupille dilatate da ogni tipo di sostanza conosciuta e non, o di dover recarsi in Questura a firmare ogni domenica (o sabato, o lunedì, o martedì, o quello che sia), magari con una famiglia alle spalle.

Per non parlare dell’epoca perbenista che viviamo, dove i travettiani indicano con sdegno anche soltanto l’esposizione di striscioni di contestazione, birichini!

Tutti rigorosamente per bene e allineati, mi raccomando.

Pertanto molti scelgono l’indifferenza, oppure il sarcasmo verso un goffo mostro, governato e descritto da chi il Toro manco sa cosa sia. Basta leggere molti articoli sul web e non, degli organi ufficiali, per rendersi conto che chi scrive lo fa per sentito dire.

Lo si capisce dalla mancanza di empatia, dalla retorica, dalla superficialità.

Se non si riesce a eliminare la causa dell’usurpazione, pertanto, muoia Sansone con tutti i Filistei, dunque, questo il pensiero di molti. Insistete a osannare questo Padrone e vi vendete per due lenticchie? Allora dovete soffrire tanto quanto abbiamo sofferto noi in questi anni, e le vostre lacrime diventano la nostra gioia.

Chi si è ritirato dalla scena, o finge di averlo fatto, odia la parte cairota del tifo più di quanto possa ancora odiare i gobbi.

E’ guerra e non c’è più nulla da fare purtroppo.

In tutto questo si inserisce la situazione grottesca di chi ancora drizza le antenne verso il mercato, come se la vita potesse cambiare per qualche acquisto dopo quasi 16 anni di repliche.

Come se Torreira bastasse per poter allontanare gli spettri dei contestatori e continuare a vivere, ancora per un po’ in un banale anonimato, lontani dallo spettro della terrificante contestazione, con sguardo ottimista e tutto sommato moderato rivolto alle stagioni della svolta che si presenteranno.

In un Torino (oddio che orrore chiamare così questo aborto di concetto e di mentalità) non vincentissimo, ma stabilmente anonimo e applaudito con il convincimento dei Giusti.

Questa è la gente di Cairo, plasmata pian piano sul suo concetto di tifoso.

Questo voleva, questo ha ottenuto, questo manterrà, fino al definitivo esaurimento del serbatoio.

E questa soprattutto è la fotografia della tifoseria attuale, per la quale non ci sono e non so proporre soluzioni.

A meno che non sia qualche imponderabile elemento esterno a provvedere.

A meno che davvero, non accada il miracolo, e un po’ di gente decida di correre il rischio di scendere in piazza.

Altrimenti, in caso contrario, non dovrebbero volerci più di un paio di decenni per non avere più tifosi.

Eravamo un milione, siamo, dicono, tra i 350000 e i 400000. Fate voi i conti. Poi anche i Travet potranno fare ciao ciao al loro passatempo da perdenti.

Franco Zolaudia è nato a Torino il 4 novembre 1970. Fotografo, amante delle immersioni subacquee e di tutto ciò che ha che fare col mare, non sopporta, oltre che i cori russi, la deriva attuale del Torino FC.

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