Manlio Collino su CQ: “vi siete dimenticati come si tifa”. Gli risponde Mauro Saglietti

Manlio Collino… proprio lui?!
Sì.
Aspetta… mi confondo: Fegato Granata?
Sì, esatto.
Ma un sacco di volte voi de “La Buca” avete detto di voler essere il “Fegato” dei tempi moderni!
Un sacco di volte, sì, ma non questa volta.

L’intervento di Manlio Collino su CronacaQui: https://www.cronacaqui.it/del-cairo-vattene/

La risposta pubblica del nostro amico Mauro Saglietti:
“Ho risposto così a Manlio, dopo che ha pubblicato il suo articolo nel post incriminato che molti non riescono a leggere.
Vi chiedo una cortesia: non insultate Manlio.
Anche se la possiamo non pensare come lui, politicamente o no, è sempre una persona che merita il nostro rispetto.

Manlio, non potrei essere meno d’accordo.
Fermo restando la stima che sempre provo nei tuoi confronti e sempre proverò, ma non sia questa una captatio benevolentiae, come puoi credere che noi si sia così superficiali?
Cosa ti porta a pensare che una persona si carichi nello zaino un peso aggiuntivo in più, e tu sai quanti pochi grammi possano fare la differenza, per un semplice capriccio o per una mal contentezza congenita?
Ho letto il tuo articolo ben prima che tu lo postassi qui e sarei stato zitto malvolentieri se tu non avessi fatto la prima mossa.
Io non ero tra quelli che dicevano che Ferrini doveva ritirarsi, semplicemente perché per motivi anagrafici non l’ho mai potuto vedere giocare, non sia una colpa.
Ho vissuto uno scudetto e ciò che è venuto dopo, tra altissimi e anche bassissimi, in un essere granata che era modus vivendi, anche oltre il calcio stesso. Era riflessione, era stimolo per affrontare la vita, con le sue problematiche.
Noi che diciamo ‘Cairo vattene’ non lo facciamo per ‘moda’ o per faciloneria.
Credi che sia facile per noi preferire la disintegrazione di un’idea alla sua sopravvivenza attaccata al tubo dell’ossigeno?
Sono le parole stesse che tu usasti per il Toro di Calleri, uno dei passi fondamentali per quello che poi è stato, targato ormai con 25 anni di anzianità.
Mi nomini Pianelli, Rossi… e io ti chiedo, fino a quando le qualità altrui andranno ad appannaggio della dirigenza attuale? Fino a quando il ricordo di certi uomini faranno da contrafforte a un affarista, che non ha neanche un’unghia delle persone che tu citi?
Per altri 15 anni, quando da 350000 dal milione che eravamo saremo passati a 15000? Come puoi davvero pensare che tutto ciò che facciamo sia una moda e non una sofferenza, dettata da nottate insonni a chiedersi il perché la nostra identità (e soltanto la nostra) debba spegnersi lentamente lasciando al suo posto soltanto un guscio e tanta retorica, sempre più distante, sempre più usurata? Perché questo Torino FC è questo. Un merito altrui. Un ricordo. Un cono di luce che riflette dal passato. Il lento spegnimento di un patrimonio culturale e di vita che ora non possiamo archiviare superficialmente.
Oltretutto il nostro disagio non ha connotazioni politiche. Né di destra, sinistra, sotto o sopra.
Ma è il disagio di chi si sente defraudato e tradito e mai potrà sentirsi rappresentato da un piazzista di pentole, per quanto al giorno d’oggi le pentole siano l’unico elemento vendibile.
Dici che chi si accontenta gode, ma essenzialmente di cosa? Tu godevi mentre l’Atalanta continuava a inforchettarci una volta dopo l’altra? L’Atalanta, non il Real Madrid. 1, 2, 3, 4…. e poi ancora, da metà campo, fino a Sette volte.
Sette a zero in casa dall’Atalanta. Pensa ai pochi bambini ancora del Toro, il giorno dopo a scuola. Di cosa si saranno dovuti accontentare? Della retorica su Superga? Di cosa? E col Lecce? Non ne parliamo.
E non credo che tu abbia goduto particolarmente perdendo 18 derby su 21. Sfighe e arbitri a parte, ma sarebbe ora di piantarla lí anche con questa scusa, sai che siamo la squadra che dopo Calciopoli, Frosinone a parte, ha perso di più con i gobbi? Davvero mi devo accontentare di questo? Sei sicuro? Persino Lecce e Brescia hanno fatto meglio di noi, eppure io mi dovrei accontentare delle umiliazioni perché questo offre il menu, mentre su altri lidi, meno blasonati, si arriva in finali Champions.
Ma a me non fregherebbe dei risultati più di tanto, se non fossero accompagnati da una rassegnazione quasi pilatesca su quella che è la nostra essenza.
E non credo neppure che tu sia stato tanto fiero di quanto accaduto in Curva Primavera lo scorso anno.
Sai cosa mi aveva detto un caro amico, che oggi non c’è più? “Faranno entrare le tifoserie avversarie e noi dovremo difendere le famiglie, così avranno un pretesto per dasparci”.
Il tempo se lo è portato via, ma le sue parole no.
Aveva ragione lui, mentre io pensavo fosse esagerato.
Anche questa è una moda? Un’occasione del momento?
Voi ci avete insegnato ad essere granata.
Ce l’avete insegnato voi, diamine. Tu e tanti altri. Con il vostro orgoglio, la vostra feroce determinazione, la voglia di sghignazzare in faccia alle avversità.
Quando ti penso, così come ti invocava Gramellini in un articolo per la marcia, ti penso come una nostra guida, come un cantore della nostra goliardia (niente a che fare con quella che tu conosci meglio di noi tutti), e non mi capacito di come proprio tu possa ergerti a difensore di un lento spegnimento della nostra voglia di vivere, di sopravvivere se sarà possibile, e anche di sprofondare sghignazzando, se sarà necessario.
Avrei capito maggiormente se tu, nella posizione di pensatore che ricopri, avessi fatto una riflessione sulle forze, comprese quelle in curva, con cui l’Editore ha stretto alleanze negli ultimi anni.
Avrei capito maggiormente.
Pensaci Manlio, per noi non è una moda, perché non mi capacito di trovarti dall’altra parte della barricata.
Proprio tu.
Mauro Saglietti

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