TH: noi non vogliamo dimenticare (M. Fratta, La Buca di Maspero)

I nostri interventi passati sulla vicenda:

1) La presidenza Cairo come una macelleria cilena: Torino Hooligans decimati da arresti e Daspo
2) “Esperimento sociale” in curva Primavera: dibattito con i legali dei daspati
3) Torino Hooligans: la sintesi del dibattito con i legali

Vengo ora al dunque.
Nelle ultime settimane ho chiesto ad una persona di estrema fiducia di aiutarmi: volevo intervistare un portavoce dei Torino Hooligans. Ho fin da subito posto condizioni di tutela: non volevo conoscerne nome e cognome, ovviamente, e se l’intervista fosse stata diffusa in formato audio non avrei avuto nessun problema a camuffare la sua voce con i giusti software (che possiedo).

Perché questa sensibilità? La risposta è molto semplice, intuitiva, quasi banale: nessuno parla più del sopruso che hanno subito.
Nell’epoca delle “second life” sui social network, i ferri caldi si raffreddano all’istante. Le notizie attraversano due stagioni solo se raccontano di pandemie globali e/o dei fidanzati-fantasma di Pamela Prati.
E i TH, ahimé, non rientrano in nessuna di queste due categorie.

Ritenevo doveroso da parte nostra, che paghiamo ogni anno un dominio web e i relativi servizi, utilizzare questo spazio anche per fare la differenza nella narrazione della più vergognosa prepotenza ai danni del tifo organizzato nel dopo-Raciti. 

I TH, purtroppo, hanno rifiutato.

Ringrazia Fratta da parte nostra per la proposta e per le parole che da sempre spende per noi, ma non siamo interessati per un fatto nostro di coerenza e continuità sulla nostra linea di pensiero che su interviste o altro ci ha sempre contraddistinto“.

Chapeau. Sinceri applausi. Tonnellate di coerenza. Dico davvero: li ammiro più di prima, soprattutto da un punto di vista umano.

Ma… c’è un ma. Anzi, diversi ma.
Ve li elenco:

1) a breve o a lungo termine che sia questa “scelta del silenzio”, obiettivamente, a chi può portare vantaggio?

2) tutta questa riservatezza, presto destinata a diventare oblio, farà davvero così bene al prossimo gruppo di tifo organizzato che finirà tra le grinfie di un porco qualunque?

3) chi, di preciso, si ricorderà dei TH tra sei/otto mesi se non teniamo vivo il nostro rancore adesso?

4) non è meglio che si crei presto un filo rosso da seguire come indizio alla prossima prevaricazione? Laddove non c’è il dibattito, l’argomento muore. E non possiamo limitarci ad essere i soliti dieci a scrivere “TH liberi” mentre in Sebastopoli ribadiscono che “se ti chiami hooligans, sei per forza un delinquente“.

5) tacere pensando di ignorare, di questi tempi, equivale ad acconsentire. Ed è per me ingiusto dovermi aspettare che questo destino tocchi proprio ai TH.

Ribadisco l’invito, poco importa se invano.

E ripeto: TH LIBERI (ma abbiate la cura di non lasciarmelo gridare da solo).

Marco Fratta

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