Il Mago Zurlì di Bergeggi (Franco Zolaudia, La Buca di Maspero)

di Franco Zolaudia
Ricordo con precisione il giorno che il Dentierato lasciò il Toro.
Era inizio stagione e, con gli amici, stavamo finendo i primi training di immersione per la nuova stagione nel mar Ligure -beato chi può permettersi viaggi in paesi esotici.
Ebbene, eravamo appena risaliti in barca e avevamo dismesso la muta, quando ci giunse la notizia tramite Whatsapp. Feci a tempo a dire “ragazzi, è ufficiale…” e gli altri capirono.
Eravamo in quattro e tre di noi si gettarono in mare così, gridando per la gioia. Ricordo il freddo intenso di quei momenti, un freddo che fu una scossa emotiva indimenticabile, un attimo di gioia e di amicizia da non scordare.
Venimmo poi a sapere che anche parecchi tifosi a Torino avevano organizzato un evento per festeggiare la dipartita sportiva del vecchio, e ci godemmo quei giorni di liberazione.

Eppure…

Eppure ancora oggi, a distanza di anni, ogniqualvolta il suo tetro cognome, portatore di tutte le connotazioni di instabile improvvisazione possibili, torna a popolare i giornali, qualcuno qui da noi si riempie mutande e pantaloni.
E questo nonostante il prode travestito da santone abbia deliziato la platea italica con imprese difficilmente ripetibili anche dall’accoppiata Oronzo Canà e Alberto Sordi nel ruolo di presidente del Borgorosso football club in stato di grazia.

Non è bastata la storica eliminazione dai Mondiali, con inclusa sceneggiata negli spogliatoi. Non è bastata la pantomima col Chievo e il suo reiterato ripetere nello spogliatoio di “essere abituato a ribalte ben più importanti”. Non è bastato neppure il fallimento di Salerno, con una rosa costruita in modo da poter competere con le prime.
Niente. A Torino, ma direi non soltanto in città, anche e soprattutto in località sodomizzate dal tristo accontentismo, c’è ancora chi crede che egli sia un Maestro di calcio.

Non solo, ma è anche convinto che questo Profeta della furberia, tanto abile a spacciare le vittorie come opera propria quanto a disprezzare le sconfitte come altrui, sia stato un Genio dei risultati, che mai come con lui furono così gloriosi all’ombra del Torino Effecì.
In questa convinzione risiede tutta la tristezza e l’umiliante livello di vassallaggio che ha colpito buona parte di noi. A parte il fatto che occorrerebbe inserire questi risultati nel cono d’ombra sotto il quale sono stati conseguiti, ovvero la Presidenza Cairo, di quali risultati si potrà mai parlare?
Di nessuno, ovvio, perché non sono possibili né previsti.

Tuttavia i sostenitori del Mago Zurlì di Bergeggi spesso amano rimarcare il fatto che questi risultati siano arrivati proprio sotto e nonostante il proprietario di Masio.

In questa riflessione sta tutto il limite e il precipizio di mentalità nel quale fu proprio il simpaticone rivierasco a farci precipitare, spacciando furbescamente le sue imprese in un contesto per lui apocalittico.
Di quali risultati stiamo parlando? Della vittoria trituracoglioni di Bilbao, considerata come una finale di Champions da una tifoseria mendicante vittorie, e invece accesso agli ottavi di una Europa League dove in finale giunse il Dnipro? O il derby vinto contro i fantasmi dei gobbi che continuavano a colpire pali? Sono sempre le stesse cose, non c’è altro. Il fatto stesso di continuare a citare, citare e ricitare la stessa partita ci fa apparire più zimbelli di quanto in realtà non siamo.

C’è anche chi sostiene a suo favore che abbia fatto guadagnare Cairo con le sue plusvalenze. Ecco, bel lavoro, bene bravo bis. Avrà fatto guadagnare lui, non certo noi.

A noi sono rimaste le sue scorribande nella vita privata, con scene umilianti che ne hanno messo sinceramente in dubbio la dirittura morale (Mister, allora. La facciamo questa tessera…?).
E quelle pubbliche, fatte di una volgarità inzuppata nel delirio di onnipotenza, con insulti a chi metteva in dubbio il suo genio, scuse grottesche accampate mischiate con la colpa altrui, sghignazzate cameratesche con i gobbi dopo rovesci epocali, fantomatici processi di crescita, insulti alla tribuna dopo un gol da 40 metri fatto non certo da lui, divisioni create nella tifoseria, tra chi non credeva al nuovo Santone e chi si definiva adepto della setta.

Conosciamo a memoria queste scene, eppure come detto, qui c’è gente che si riempie le mutande con la velocità di un reattore turboelica e non basta neanche Lines notte assorbe tutto a ridare dignità a certi profili.
Se siamo d’accordo sul fatto che Cairo sia il male assoluto, dobbiamo combattere una volta per tutte anche chi ne è stato il braccio armato.
Il Cristoforo Colombo di Bogliasco è stata la macina che ha raffinato il cairismo in un ambiente già deturpato. Ha condizionato e convinto i più semplici (e i più servili), che la nostra dimensione fosse la mediocrità, riuscendo a infilare una serie di giochi di prestigio che avrebbero fatto impallidire Silvan, spacciando approssimazione per “sapere di calcio”.

Se molti si “accontentano” è stato anche grazie a questo affabulatore di se stesso, David Copperfield di Pegli, autoproclamatosi Imperatore di Busalla e Napoleone di Marassi, coercitore di incapaci, viveur da “tout va la nuit”.
Grazie a Dio il tempo gli ha reso il giusto servizio, rivelandolo per quel fantoccio di fumo che era.
Il cairismo si abbatte non soltanto con la contestazione, ma anche facendo piazza pulita delle statue di chi ne è stato fedele servitore. Distorcendo e affossando mentalità, storia e comunità.

Quindi vade retro, Saragat.

Per tutti gli altri, quelli che non ce la fanno proprio, per quelli che “capiscono di calcio”, c’è Lines Notte assorbe tutto.

Franco Zolaudia è nato a Torino il 4 novembre 1970. Fotografo, amante delle immersioni subacquee e di tutto ciò che ha che fare col mare, non sopporta, oltre che i cori russi, la deriva attuale del Torino FC.

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