I dieci insegnamenti di una stagione da dimenticare (Riccardo Gili, La Buca di Maspero)

di Riccardo Gili
Ero alle terme in vacanza l’anno scorso durante i preliminari di EL e mi ritrovo sempre alle terme un anno dopo per l’ultima di campionato.
In mezzo è passata una stagione eterna, viziata dal Covid e da ricordare come monito assoluto per i poveri tifosi del Toro.
Da questa esperienza ho annotato 10 insegnamenti da tenere a mente come i 10 comandamenti per una vita calcistica più serena.

1) Mai sopravvalutare la rosa dopo una buona annata.
Il girone di ritorno dell’anno precedente ci è girato tutto bene ma non eravamo dei fenomeni ed in effetti i valori sul lungo periodo sono stati evidenti.
Non capirlo è possibile, si sbaglia, ma non rimediare a gennaio è grave.

2) Il centrocampo è il cuore nevralgico di una squadra.
Partire con soli 4 centrocampisti di ruolo di cui 2 medianacci atti solo rompere il gioco altrui (Meite e Rincon) e nessuno abile a impostare è una follia tattica inspiegabile.
Essere in queste condizioni da anni è non professionale per i tecnici e folle per chi un minimo ci capisce.

3) Bisogna costruire gioco per fare qualcosa di calcisticamente spendibile.
Sulle ali nel 352 di base adatti i terzini?
Ci può stare, ma a questo punto devi avere un centrocampo che fluidifichi e crei gioco.
Nulla di tutto ciò è stato possibile per questo Torello, vedi punto 2.
Ma allora se sei in queste condizioni che i terzini sappiano fare gioco offensivo con sovrapposizioni e cross.
Nulla di tutto ciò è stato possibile con questi uomini in organico.
Partire con il solo Ansaldi in grado di dare qualche fantasia e affidarsi per il resto al disastroso Aina e all’usurato De Silvestri è un suicidio premeditato.
Averne poi solo 4 contati (e già scarsotti) e addirittura rinunciare per ragioni di bilancio al quarto (Laxalt) a gennaio senza sostituirlo è masochistico.

4) Un buon ds serve come il pane.
Partire con l’inesperto Bava al posto di un totem come Petrachi che per anni nel bene e nel male è stato un punto di riferimento è un grosso azzardo.
Farlo senza concedergli deleghe e poteri è perverso.
Il tutto crea un effetto disastroso per la squadra che ha perso sul più bello un punto di riferimento. Ed è ancor più grave quando viene a mancare una struttura societaria che possa sopperire al DS.

5) I tempi del mercato non sono trascurabili.
Se il mercato è fatto principalmente l’ultimo giorno, brucia i colpi nel corso dell’anno.
Ventura disse: “voglio la squadra pronta per il ritiro” .
Fu una battaglia con Cairo,ma vinse e salimmo su subito.
Negli anni quell’insegnamento si è perso eppure era un ragionamento valido.
Prendere ad esempio Verdi a campionato iniziato (e spendendo 25 milioni!) è come andare al gran ballo in mutande e poi cambiarsi in bagno per mettere su il vestito buono… quando ormai la passerella sul red carpet è andata!
Verdi si è rovinato e solo post lock down abbiamo intravisto qualcosa, quando ormai per i tifosi era bruciato.
E ci abbiamo perso più punti di quanti ne abbiamo fatti.
Operare in questo modo è da taccagni, non comprendere gli effetti indiretti è da scemi, continuare con questo trend negli anni è da mala fede.

6) Far giocare tutti nel ruolo ideale è un valore per i giocatori e per la squadra.
Avere, ad esempio, Belotti e metterlo all’ala è come avere una Ferrari e andare sullo sterrato.
È vero che mancando gioco e idee il capitano si è sacrificato, ed ha pure segnato parecchi gol ma non abbiamo la controprova di quanti ne avrebbe segnati al centro.

7) La gestione dello spogloatoio è fondamentale e serve una struttura apposita dedicata a questo.
Il caso Nkpulou doveva far capire che lo spogliatoio era ina gruviera.
In quel frangente intervenire con una struttura societaria adeguata a sostenere il tecnico era un dovere morale e sportivo.
Non è avvenuto, la squadra si è disunita e la salvezza ottenuta da Longo è un miracolo sottovalutato dai più.
La pessima gestione è continuata con la grana stipendi, gli scazzi di Sirigu, la sterile polemica con Millico ed Edera.
Gruviera a gogo.

8) Avere un unico obiettivo condiviso per tutti dal magazziniere al Ceo crea le condizioni per fare un salto in avanti rispetto a tutto, anche per i risultati sportivi.
La gestione del Covid con impiegati e dipendenti in cassa ha inasprito oltre ogni ragionevole giustificazione un rapporto della struttura dedicata al Torino FC, con i vertici del Torino FC.
La perdita di identità societaria con gli addetti ai lavori non facilita il clima intorno al club.
L’E-NPS (employe net promoter score) è un indicatore usato da tutte le società moderne per vedere quanto l’azienda sia percepita come “un buon luogo dove lavorare”.
Si integra con l’Nps (net promoter score, senza la “e”) che indica quanto i clienti (qui i tifosi) apprezzino il prodotto che comprano.
Avere un e-nps alto rende spesso possibime un risultato operativo migliore perché tutti (dal magazziniere al Ceo) credono in cosa fanno e lavorano per un unico obiettivo.
Quale sarà l’e-nps nel Toro attuale?
E quale l’NPS?

9) La comunicazione esterna è fondamentale. Le dichiarazioni di Cairo durante il mercato estivo (dal Messi non in vendita alla squadra più forte di sempre) hanno esacerbato la tensione tra il percepito e la realtà. Il tifo “razionale” (di per se una contraddizione in termini) ha ancor più aumentato le sue distanze con la compagine societaria crando una frattura ancor più grave ed evidente a tutti.

10) Il rapporto con i tifosi differenzia una società di calcio da una società tradizionale. Una società di calcio vive del consenso della sua gente. E su questo punto si può discutere per ore. Qui la frattura è enorme e firse insababile. A parte i miserrimi risultati sportivi l’annata è stata costellata da episodi, fatti e situazioni gravissime che cito senza una classifica di gravità e che non approfondisco perché trattate ampiamente dai vari blog: dall’esperimento sociale in curva primavera, allo stadio di casa non disponibile per via dei concerti a inizio anno, all’affitto del Fila agli ingegneri Juventini (di cui la società è indirettamente resposabile per culpa in vigilando e come membro della fondazione) alle dichiarazioni di Mazzarri con Chiellini preso ad esempio, al non avvio per ragioni divine dei lavori al Robaldo, all’assenza di un progetto concreto per lo scale up del Fila e per l’assenza di un progetto per lo stadio.

Tutto questo incide definitivamente sul gradimento del tifo per il Torino FC e ha creato quella distinzione tra Toro e Torino Fc che apparentemente fa sorridere ma tragicente è l’inizio della fine.

Meditiamo su questi 10 punti. Mediti Cairo e i meditino i suoi. Perché errare è umano, perseverare è diabolico. Qui siamo oltre.

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