Un futuro senza Cairo: le ipotesi tra sogno e realtà (Franco Zolaudia, La Buca di Maspero)

di Franco Zolaudia
SVEGLIARSI SENZA CAIRO
Prima o poi capiterà, ci avete mai pensato?
Magari non ci saremo tutti, perché non conosciamo il tempo, tantomeno quello a disposizione, e la scaltra bestia è dura a mollare l’osso.
Ma capiterà.
Vi siete mai chiesti come reagiremo?

IL GIORNO DOPO
La mia speranza personale è che si possa organizzare una bella festa popolare di piazza, un po’ come un gruppo di tifosi organizzò quando l’amato dentierato alzò i tacchi per affrontare i trionfi prima azzurri e poi salentini. Nella mia mente ci sono immagini di una bella festa popolare, con vino che scorre a fiumi e pane e salame distribuito gratuitamente, gente che salta e balla fino all’alba.
Mi rendo conto tuttavia di essere un sognatore troppo legato ai movimenti di massa anni ’70 e alla goliardia del decennio seguente. Perché queste sono immagini che vengono da un altro tempo, che la mente probabilmente sovrappone ai festeggiamenti per lo scudetto.
Molto probabilmente non capiterà nulla di tutto questo.
Saremo troppo stanchi, esauriti e scettici per esultare e sono pronto a scommettere che i più entusiasti saranno quelli che gli avranno leccato il deretano fino al giorno prima.
Mi auguro comunque qualche manifestazione di giubilo goliardico, specialmente indirizzata verso i complici della devastazione cairota.
Spero abbiano ferie da parte per potersi opportunamente assentare durante quei giorni

AMICI?
Come ci comporteremo con tifosi con i quali si è creato un fossato durante questi quindici anni?
Saremo in grado di considerarli nuovamente fratelli o le fratture saranno troppo profonde e radicate? Come si potrà considerare amiche quelle persone divorate dalla paura del fallimento, che hanno spergiurato in questi anni che la nostra dimensione fosse quella cairota e dimessa? Che hanno sostenuto un padrone dimenticando l’ideale.
Personalmente non ne sarò in grado, provo disprezzo per loro. Per questo dico che i danni del cairismo sopravviveranno di gran lunga alla sua dipartita sportiva

CALABRISELLA MIA
La forza di Cairo sta proprio negli strettissimi legami che ha saputo creare con le organizzazioni di potere che lo hanno spalleggiato. E non sto parlando di forze di potere risibili, dove al limite si consuma il bollito in salsina verde o specialità da fattucchiere.
Come si riposizionerà la curva? Guardate che questo non è un problema da poco, perché ha condizionato pesantemente gli ultimi anni di tifo. Credete forse che rinuncerà ai propri privilegi? Oppure stringerà nuove alleanze con la nuova dirigenza, per mantenere stabile quel patto di stabilità stretto in questi anni anche con altre forze, che dovrebbero tutelare i tifosi?
O ancora si scoprirà parte contestatrice perché la nuova dirigenza rifiuterà di scendere a patti con loro? E quelli che erano contestatori, ma parte vera del tifo? Verranno ancora considerati dei paria?
Anche in questo caso il danno, compiutosi ormai da diversi anni, sembra insanabile.

MENTALITA’
Altro tasto dolente, devastato dalla dilagante flatulenza mediocrista sviluppatasi sui social. La parola Tremendismo avrà ancora un senso o, come temo, sarà stata superata dai tempi, dissolta da una paciosa e tranquilla rassegnazione? “The time is  gone, the song is over, though I’d something more to say” dicevano I Pink Floyd tanti anni fa e non avevano tutti i torti.

RETORICA
Basterà l’avvento di una nuova società a creare un nuovo presente che non sia costretto a riempirsi della melensa e melassosa retorica, che ben conosciamo, e che possa rifarsi ad un passato glorioso ma pur sempre passato? Oppure scenderemo dai 350000 (stima) tifosi attuali in un lento declino avviato per inerzia dai cairoti e dal cairismo, senza avere la forza di contrastarlo? Sapremo ancora porci come entità unica in tempi di social o assisteremo ad una ulteriore frantumazione?

STAMPA
Riflessioni stanche, finora, che tuttavia non dovrebbero essere limitate a noi tifosi.
Mi rivolgo ai giornalisti. Non parlo di chi è dipendente, a libro paga o semplice lecchino speranzoso di fare carriera (ma quale?).
Ce ne sono, rispettabili, preparati, calcano la piazza da anni, se non da decenni. Eppure, probabilmente per non incorrere in problemi professionali (siamo a questo punto), quindi esclusione da eventi (conosciamo come opera la Piovra), si sono sempre ben guardati dall’affrontare il Presidentissimo.
Salvo poi diventare tigri da combattimento in occasioni della recente conferenza stampa (con i portavoce della cordata, n.d.r.).
Esiste ancora la possibilità di avere un giornalismo libero da sottili ricattucci e non pieno di veline aziendali, che ci hanno fatto e ci fanno vergognare tuttora?

ORA
Conosco personalmente un gruppo di ragazzi che vivono fuori Torino, dei quali per ovvi motivi non faccio il nome, che hanno fatto un rito neanche troppo artigianale con un bambolotto dalle fattezze cairote, trafitto da uno spillone.
Non vi dico il punto di ingresso dello spillone, ma è facilmente intuibile.
Quindi se chi di nostra conoscenza passerà qualche giorno sulla tazza, colto da spasmi intestinali, sapremo di chi sarà stata la colpa. Sembra uno scherzo, ma è tutto vero.
La gente dicevo è esasperata, forse anche quella più moderata e questi sono i risultati.
Finora abbiamo posto tante domande, tutte senza risposta, ma l’indizio che siano tutte stanche domande ci deve fare riflettere. Cairo è stata la peggiore delle disgrazie. Non una bomba atomica, ma una lenta opera di coercizione e convincimento. Questo è innegabile.
Al di là di tutti gli scetticismi, come per tanti obiettivi della vita, non è tanto importante il risultato quanto esserci stati, l’aver lottato insieme contro la devastazione cairota e dei suoi adepti.

Forza ragazzi, la guerra non è ancora finita.
Facciamo in modo che un soffio di vento diventi un tornado che lo mandi via.
Un giorno ci sveglieremo senza di lui.
E sarà quel che sarà.

Franco Zolaudia è nato a Torino il 4 novembre 1970. Fotografo, amante delle immersioni subacquee e di tutto ciò che ha che fare col mare, non sopporta, oltre che i cori russi, la deriva attuale del Torino FC.

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