“La Buca di Maspero” intervista Stefano Sorrentino (Fratta, Perreca)

Foto: Sprint & Sport, 2020

Era da tempo che ci balenava l’idea di contattare un ex giocatore granata. Un po’ per caso, finalmente, è accaduto.
Chi meglio di Stefano Sorrentino per inaugurare la nostra rubrica delle interviste? Proprio lui, che domenica 14 ottobre 2001 era tra i convocati.
Non potete capire la nostra emozione… ma anche eccitazione (ovviamente solo per Francesca, dato che Stefano è da sempre uno dei suoi sogni erotici maggiori). Insomma: eravamo GASATI.
Dopo aver organizzato tutto nei dettagli, abbiamo telefonato a Stefano che si è dimostrato gentile e disponibile. Gli abbiamo spiegato a grandi linee chi siamo e cosa facciamo sul nostro network.
La parte tecnica era tutta sotto controllo; un’apposita applicazione avrebbe registrato l’audio della telefonata, pronto poi ad essere diffuso.
Purtroppo, però, qualcosa è andato storto. Non sappiamo se è stato il vento della Valle di Susa oppure la distanza con l’Irlanda, ma non si sente niente.
Poco importa: eravamo muniti di carta e penna.
E poi, diciamocela tutta: vi abbiamo risparmiato l’ascolto della voce di Francesca, che è un mix fra quelle di Pollon e Memole.

Non ci resta che augurare a tutti una buona lettura. Ringraziamo ancora Stefano per la sua gentilezza e speriamo che abbia trascorso insieme a noi un momento piacevole.

M>Marco Fratta
F>Francesca Perreca
S>Stefano Sorrentino

M: Siamo oggi in compagnia di un ospite d’eccezione: Stefano Sorrentino!
Ne approfittiamo subito per salutarlo e per dargli il benvenuto sul network “La Buca di Maspero”.

S: Ciao ragazzi, grazie mille dell’invito.

M: Siamo noi a ringraziarti, perché era da tempo che avevamo in mente la creazione di una “rubrica delle interviste”. Abbiamo iniziato contattando tre ex giocatori del Toro e tu sei l’unico che ha risposto ai messaggi.
Ovviamente non sarò così tamarro e poco elegante da dire in pubblico che gli altri due sono Enrico Annoni e Pasquale Bruno, me lo tengo per me!

S: (ride)

F: Non lo diciamo perché Marco ed io siamo notoriamente diplomatici...

M: Ma entriamo nel vivo di questa nostra intervista, che poi sarà più una chiacchierata. Sai, Stefano, queste interviste granata iniziano sempre in maniera nostalgica. Si parte facendo domande sul passato, continuando a vivere la vita con un piede indietro. Ma noi siamo diversi, noi vogliamo iniziare proiettandoci in avanti. Sappiamo che stai facendo il dirigente nella società nero e oro “FC Torinese 1894”, per la quale moltissimi tifosi granata hanno espresso affetto. Tu dirigente e tuo papà mister. Cosa ci racconti in merito? Come stanno andando le cose in via dei Gladioli?

S: Stanno andando molto bene, grazie. Ho finito la carriera col Cervo come attaccante, poco tempo fa, poi sono stato contattato dal presidente della FC Torinese che nel frattempo ha colto l’occasione strategica di portare la squadra dalla Seconda Categoria alla Promozione. Attualmente il progetto sta crescendo molto, siamo a lavoro e ci riteniamo positivi e soddisfatti. È un percorso nuovo, che mi entusiasma. Le ambizioni sono grosse: vogliamo diventare la terza squadra di Torino.

F, fuori campo: la seconda Stefano, la seconda! La prima è il Toro, la seconda sarete voi.

S: Eh sì, con molto ottimismo potremmo dire così… ma stiamo tuttavia lavorando sodo. Mi auguro che possa rivelarsi un’esperienza di successo per noi e per questa società ricca di storia, che se lo merita.

F: Certo che ve lo meritate, considerando sia la tua carriera sia il lavoro che stai svolgendo. Proprio parlando di lavoro vorrei togliermi una curiosità. Nel mio immaginario, io, uno come Stefano Sorrentino l’ho sempre pensato come quel tizio che porta il boccione dell’acqua nell’ufficio pieno di donne… avete presente quella famosa pubblicità con quella musichetta di sottofondo (I don’t want you!) ed invece Stefano nella vita ha scelto di essere un portiere di calcio. Immagino che ci sia stato un qualcosa, un episodio che ti ha fatto decidere di diventare un giocatore. Ma se non avessi scelto questa professione, cosa avresti fatto?

S: Guarda, io sono figlio d’arte. Molto difficilmente il mio destino avrebbe potuto prendere altre strade. Vivo di pallone fin da quando sono bambino. Posso dirti che mi piacciono tanto i motori, la velocità. Ecco, probabilmente se da calciatore fosse andata male avrei fatto il meccanico. O il pilota.

M: Quindi Francesca è contenta, sono tutti mestieri da uomo!

F: E che uomo!!!

M: Ora ricomponiamoci (proviamo). Stefano, ti sei salvato appena in tempo dalla presidenza di Cairo: questo fa di te un calciatore col karma decisamente positivo. In questa stagione in particolare abbiamo aggiunto altri record negativi al non-palmares: eliminazione ai preliminari di Europa League, sette pere dall’Atalanta, rischio retrocessione, 75 fratelli dei Torino Hooligans colpiti da provvedimenti legali poiché qualcuno si diverte a fare gli “esperimenti sociali”, eccetera. Ecco, Stefano: quando guardi questo Toro che una volta è stato anche tuo, dove pensi che sia il problema?

S: Probabilmente vi deluderò, ma io non penso affatto che il problema sia Cairo.

M, F: Ma no, perché deluderci. Anzi, a noi piace il confronto ed analizzare diverse opinioni. Così almeno non ci diranno che abbiamo voluto pilotare l’intervista…

S: Vi parla uno che ha fatto un anno in A, due di B, poi un altro di A e altri tre in B, eccetera. Il calcio è cambiato. Abbiamo avuto il Milan degli olandesi, poi l’Inter del triplete, ora lo stradominio della Juve che non mollerà mai finché non verrà raggiunta da una società ugualmente competitiva. Credo sia stata proprio la serie B di Calciopoli a dare alla Juve quello slancio di cui gode ancora adesso. Quindi cosa potreste aspettarvi di diverso? Ci sono in ballo la stabilità e la continuità in un calcio nuovo, dove risalire dalla B è sempre più difficile. Sono comunque dei cicli e per questo credo che il Toro ritornerà forte, prima o poi. Sono una persona ottimista.

M: quindi se tu oggi fossi un tifoso granata in piazza, con la sciarpa al collo, urleresti “Cairo Vattene” o “Cairo resta”?

S, (un secondo di silenzio): non vedo alternative.

M: Ma non è che parli così perché hai ancora il dente avvelenato con Cimminelli e per via di questo non vedi gli evidenti difetti di Cairo?

S: assolutamente no, io non sono in polemica con nessuno e non serbo rancore. È ovvio che ci sia l’amarezza di una promozione in serie A vinta ai play off e vanificata da un disastro societario… ma quello che ti ho detto fa parte della mia analisi calcistica, senza inquinamenti.

M: Sono costretto a farti una domanda che sta sulle balle perfino a me, ma non si può pensare di intervistarti senza fartela. E cioè: in quel momento di grande festa per la promozione in serie A del 2005, davvero nello spogliatoio non eravate al corrente di ciò che stesse per accadere?

S: eravamo completamente ignari di quello che sarebbe successo nei due mesi a seguire. Sai, a me è capitato tante volte (anche in altre squadre) che la dirigenza dicesse “questo mese non possiamo pagarti, siamo in crisi” ed ero io il primo a suggerire di iniziare dai magazzinieri e dai massaggiatori, senza protestare. Ma da lì ad ipotizzare il fallimento di una società antica e leggendaria… mai nella vita. Ci tengo comunque a precisare che il Toro è fallito ad agosto, mentre io sono stato ceduto all’AEK Atene ai primi di luglio. La motivazione che mi ha riferito il mio procuratore è stata che “la società doveva fare cassa”. Ma ripeto: da lì ad immaginare il fallimento ci passava l’oceano.

F: Parlavate di spogliatoio e quindi sto per farti una domanda per nulla maliziosa… ma devi capire che sono un po’ la portavoce delle donne tifose e, in quanto tali, siamo anche curiose. Finita la partita, entravate nel vostro spogliatoio tutti sudati (pensiero impuro, n.d.a.). Ma quando vi facevate la doccia, eravate proprio tutti nudi?

S, (forse un po’ imbarazzato): decisamente sì! Non ho mai visto qualcuno farsi la doccia vestito.

F: Dai magari qualcuno sì, per motivi religiosi…

S: Sì, in effetti qualcuno per motivi religiosi fa la doccia in mutande. Lo spogliatoio non è tanto diverso da una qualunque palestra. Credimi Francesca, mia moglie aveva una centro estetico ed era quasi più frequentato dagli uomini che dalle donne. Insomma: non solo il calcio è cambiato ma anche le abitudini dei maschi.

F: E sì che mi sono accorta di questo cambiamento! Sono oramai single da tanti anni ed inizio anche ad avere “una certa” ma, nonostante questo, spero ancora di trovare il mio principe azzurro. Anzi, Granata. Chissà se accadrà, sarà il romanticismo che mi frega. E per questo ti faccio un’ultima domanda: un uomo come te, che è un gran pezzo di figliolo, come la conquista una donna?

S: Con la semplicità. Per me è l’arma migliore. Essere se stessi e scherzare insieme. Abbiamo creato una bellissima famiglia ed io sono fiero di quello che stiamo costruendo.

F: allora ho speranza…

S: Certo. Tu pensa che una mia cara amica, una tipa da curva, ha incontrato suo marito allo stadio. Sono però di due squadre opposte. La domenica del derby sono costretti a separarsi. Ma l’amore non ha colori.

F: Verissimo, però il colore più bello è sempre quello GRANATA!

M: A proposito di emozioni, Stefano. Come ben sai, due anni fa abbiamo deciso di dedicare il nome del nostro network all’episodio della “buca di Maspero”. Ecco: tu quella domenica, 14 ottobre 2001, eri in panchina come sostituto di Luca Bucci. Quali ricordi e quali sensazioni porti nel cuore?

S: Sono ricordi nitidi, vivi. Ero in prima linea. Non in primissima, poiché sedevo in panchina, ma comunque in prima linea. Ricordo tutti i gol, ne ricordo la sequenza. Tuttavia, se posso essere sincero, ritengo che non si possano riassumere vent’anni di Toro con una partita come quella o con un episodio del genere. Sarebbe riduttivo e poi… di altre emozioni forti ne ho provate proprio tante.

F: Non per niente tu, nella tua carriera, hai parato un rigore a Cristiano Ronaldo…

S, (sorride, modesto): è vero… è vero!

Grazie Stefano, a presto!

Leggi QUI gli articoli di Francesca Perreca
Leggi QUI gli articoli di Marco Fratta
Leggi QUI l’angolo di Franco Zolaudia
Leggi QUI gli articoli dei nostri lettori
Leggi QUI la sezione interviste
Torna alla home
>>Siamo anche su Facebook<<

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *