Evaristo Fattapposta: il troll che mette in evidenza le nostre fragilità (M. Fratta, La Buca di Maspero)

di Marco Fratta
Da qualche tempo ho un nuovo amico.
Un cairota schivo, introverso, di quelli che riescono ad essere se stessi solo se protetti dallo schermo di uno smartphone. Quando andava allo stadio, per intenderci, si metteva nel terzo anello e non parlava con nessuno. Abbassava lo sguardo non appena qualcuno provasse a fare amicizia. Un precursore: rispettava la social distancing ancora prima che fosse obbligatoria.

Ma grazie ai tempi che corrono, e grazie anche a questa sottospecie di rivoluzione culturale che stiamo vivendo, Evaristo ha capito che sui social può dire tutto quello che vuole. Anche se non sa come si scrive: dettagli. Anche se quello che dice non ha senso: sottigliezze. La cosa importante è che può farlo e quindi lui, drammaticamente, lo fa.

Ne escono, ogni volta, potenziali incidenti diplomatici con l’Accademia della Crusca, roba che Sigonella in confronto è stata una partita a tennis sul molo. Ma tanto può farlo. Non c’è più nessuna deontologia che possa fermarlo o privarlo del suo pubblico sproloquio.

Ricordo perfettamente alcuni frangenti della mia infanzia in cui mio padre, a tarda sera, si sintonizzava su Radio Radicale. Non lo faceva per motivi politici: se mio padre avesse mai votato per i Radicali, avrei vissuto un’adolescenza spensierata e senza l’obbligo di nascondere la marijuana come se fossi pedinato dal SISDE.
Lo faceva perché a quell’ora la radio mandava in onda la segreteria telefonica: un quarto d’ora al giorno in cui tutti potevano dire la propria opinione. Solo quindici minuti al giorno, contati e in fascia protetta. E ovviamente i contenuti erano esilaranti: insulti, provocazioni, fake news, goffi imitatori, rutti e scuregge, l’epiteto “ladri” asserito come ferrea tautologia (c’era Tangentopoli). Mio zio ubriaco una volta telefonò per dire “sono appena tornato da casa di Rosy Bindi e vi garantisco che non è per niente vergine“. E vi garantisco che quello fu uno dei messaggi più eleganti mai diffusi in quella rubrica.

Ma Evaristo Fattapposta, oggi, può umiliarsi come e quando vuole. Sceglie lui. Non c’è più un filtro selettivo pronto a preservarlo, o a permettere la fuoriuscita della sua “opinione del popolo” solo nei momenti stabiliti dall’antenna.
A commentare le sue idiozie, come se non bastasse, c’è un pubblico incazzato e sempre pronto a non capire che è un fake (intanto), ma anche disposto a simulare vanità per dimostrare di averlo smascherato (cazzo, sei un genio). Poi, ma è pure inutile riportarlo, ci sono quelli che ci cascano e senti un sonoro SBAM non appena ti arriva la notifica.

I commenti non li riporto. Vi prego. Sarebbe davvero troppo.
Nei due screenshot che seguono ci sono abbastanza elementi affinché possiate andare a leggerveli da soli… nonché fare tutte le dovute considerazioni.





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2 thoughts on “Evaristo Fattapposta: il troll che mette in evidenza le nostre fragilità (M. Fratta, La Buca di Maspero)

    1. Io non mi credo affatto furbo per via della stupidità altrui: che gusto ci sarebbe?
      Grazie per essere passato da queste parti. Attento alle buche.

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