Cairo: una catastrofe oltre le pandemie (Franco Zolaudia, La Buca di Maspero)

di Franco Zolaudia
Per chi crede nei numeri, c’è una ricorrenza sinistra che si aggira dentro e fuori quel groviera di idee e di amenità che è il Torino FC ed è il numero 18.
18 sono i derby persi in campionato da quando Cairo ha assunto la presidenza, 18 sono le gloriose sconfitte in questa stagione, tralasciando il trionfale cammino europeo e in Coppa Italia. Il ‘18 fu anche l’anno nel quale sul mondo in guerra si abbatté una terribile pandemia che si portò via milioni di persone.

E’ proprio questo inquietante parallelo con la pandemia a farci credere che Cairo sia stato un evento purtroppo imparagonabile, devastante e pressoché catastrofico.
Una pandemia crea il terrore, la disperazione, rende impotenti di fronte a un nemico invisibile. Poi passa e se ne va, e si ricomincia a costruire, perché questo è l’inevitabile e giusto istinto del genere umano.

Fatti ovviamente i giusti distinguo su chi ha sofferto davvero, Cairo si è ben presto rivelato (e si rivelerà) una catastrofe di proporzioni bibliche.
Quando l’alba di un lieto giorno ci annuncerà la sua dipartita (in senso figurato) dalla presidenza, non ci sarà spazio per alcuna ricostruzione perché tutto il terreno sul quale ha costruito questo impero di plastica è ormai stato contaminato in maniera irreversibile, radioattivo e silenzioso come lo è stato Chernobyl, dove soltanto le giostre abbandonate parlano di un passato spettrale.

Credete davvero che qualcosa possa mai tornare come prima?
Credete che torneremo ad essere tremendisti, che sotterreremo dal terreno acido e pietrificato i valori che ci hanno resi grandi?
Credete che butteremo alle spalle la mentalità distorta costruita in questi 15 anni e sostenuta da variopinti lacchè?
Davvero pensiamo che non ci saranno più gli applausi dopo le sconfitte? Pensiamo possibile liberarci di una mentalità sfigata e perdente ormai radicata, diventata pura ruffianeria, per la quale ormai ci schifano anche tifoserie che ci rispettavano?

Crediamo di sganciarci davvero da Facebook e da quei mostri transgenici diventati saltimbanchi della saliva, come la fattucchiera di Mondovì?
Oppure pensiamo di poterci liberare dei calabresi dalla curva? Credete sia davvero possibile? O ancora, recupereremo la solidarietà sotterrata come le scorie verso i fratelli della Primavera?

Ruggiremo ancora in 60000 come col Mantova? La smetteremo di cibarci di retorica stantia e molto comoda, creandone un evento che non è il nostro? Dimenticheremo le 150 sconfitte, che hanno forgiato un paio di generazioni di perdenti, non per colpa loro, ma perché soltanto sconfitte hanno visto? Gli opinionisti a libro paga vuoto, perché non prendono un euro ma sperano ossequiosi di prenderlo, scompariranno dai video? E i saltimbanchi dei siti? Quelli che ti parlano di giocatori ritrovati dopo aver battuto per misericordia il derelitto Brescia?

E che faremo dei ricordi? Quei pochi belli e quelli vergognosi, tanti? Fingeremo di non aver mai vissuto un vergognoso biscotto col Genoa e lo archivieremo nella cantina dei ricordi non graditi?
No signori, non capiterà, perché anche quando se ne sarà andato l’Arpagone, lascerà soltanto il terreno nucleare nel quale l’unica pianta in grado di vivere sarà quella di una retorica distorta e sinistra, sempre più grigia e pietrificata. E chi è stato o diventato lecchino, continuerà ad esserlo anche verso il prossimo Cairo.

Mettiamocelo bene in testa, è necessaria una terribile e amara presa di coscienza.
Siamo troppo in pochi a credere ancora a certe cose e ormai solitari. La landa Toro, già duramente provata, è stata spazzata via da questi quindici anni di lente e fredde radiazioni e ciò che rimane è una pletora raminga, misera, spesso sfigata e mendicante capace di sfoderare un’arroganza che non ci appartiene per una striminzita vittoria e di celebrare una salvezza col sorriso dei giusti.

Per questo dico che Cairo, al netto di tutti i rispettosi paragoni, è stata catastrofe. Staccarci da questo mostro divorato dalle radiazioni chiamato “pizzaebirratorinoeffeccì” è l’unico modo che abbiamo per salvare almeno la nostra dignità e non confonderci con i Devastati che brancolano in questa terra delirando “Compralo tu il Toro”.

Per finire, una riflessione. Oggi tutti a dare addosso a Izzo.
Non ci piaceva quando venne acquistato, per motivi etici, motivazioni anche queste che non sono più al passo con i tempi in periodi di relativismo facebookiano. Ovviamente ci tirammo addosso gli strali di quelli per i quali anche le scorregge di Cairo avevano un profumo di arbre magique, ma la gente va dove tira il vento e se ne infischia allegramente dei valori quando non gli tornano comodi. A molti oggi non sembra vero di poterlo far passare come capro espiatorio (e in buona parte lo è), ma certo non il responsabile di 18 sconfitte.

Di tutto pur di non ammettere di aver sostenuto una catastrofe.
Di tutto.

Franco Zolaudia è nato a Torino il 4 novembre 1970. Fotografo, amante delle immersioni subacquee e di tutto ciò che ha che fare col mare, non sopporta, oltre che i cori russi, la deriva attuale del Torino FC.

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