Toro-Parma 1-1. Preludio della discesa negli inferi

di Marco Fratta
Nei ricordi di ciascun tifoso granata vivono immagini indelebili che accompagnano la sua fede e il suo tifo dalla notte dei tempi. Sono proiezioni del passato, talvolta nelle sembianze di fotografie incartapecorite e altre volte sotto forma di VHS sgranate. Si tramandano di generazione in generazione, con la voce rotta e gli occhi pieni. Tra queste immagini indimenticabili ci sono anche, ahimé, i campionati che si sono conclusi con una retrocessione -o con una mancata promozione.

Proprio oggi, 21 giugno, corre il ventiduesimo anniversario del maledetto spareggio a Reggio Emilia contro il Perugia di Gaucci. Il cuore oltre l’ostacolo, due terzi di match giocati in dieci, le lacrime di Lentini e il legno di Dorigo: rieccole, le crude immagini che non si possono cancellare.
Oppure la retrocessione del 2003, la più sadica, con l’esonero di Camola ad ottobre e da lì… torture cinesi, una domenica dopo l’altra.
Ieri sera, nella sfida interna contro il Parma, molti elementi hanno ricordato quei campionati disgraziati. Poca determinazione, concretezza non pervenuta e sfortuna (perché se non ti aiuti, nemmeno Dio ti aiuta).

All’acuto di ‘Nkoulou, che ha sancito il provvisorio vantaggio granata, è seguito un rigore sbagliato da Belotti e diverse occasioni sprecate da Zaza (una, in particolare, ci ha fatto ben sperare che costui cambi mestiere). Dire “pareggio meritato” è un ossimoro già di suo, ma stride ancora di più nel rendersi conto che a sancire il risultato è stato più un Parma sottotono che un Toro scalognato.

La tifoseria è tornata a dividersi su ogni opinione: i mesi di lockdown non sono serviti ad ammorbidire il vecchio astio tra chi crede nel non-progetto di Urby e chi invece, da tempo, si è mangiato la foglia. La giornata si era infatti aperta con una contestazione all’esterno della curva Sebastopoli. “Vergogna, hai cassintegrato la nostra fede, Cairo vattene” (leggi qui l’articolo de La Repubblica). Contestazione: altra parola chiave che tanto rammenta le stagioni culminate col ciao ciao serie A.

Da parte nostra, non possiamo che esprimere rammarico per i tifosi -eterne vittime di questo incubo- e per il personale societario che purtroppo è schiacciato da questa gestione menefreghista, indolente e cinica.
La mia opinione sul destino di questo campionato è chiara già da tempo: meglio un anno di purgatorio (nella speranza che il mandrogno desista) che altri quindici così.
#cairovattene



Leggi QUI gli articoli di Francesca Perreca
Leggi QUI gli articoli di Marco Fratta
Torna alla home

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *