Attendi il tuo nemico sulla sponda del fiume (M. Fratta, La Buca di Maspero)

di Marco Fratta
Certe volte sogno di essere una tigre. Poi, ogni mattina, mi risveglio da sciacallo” (Tabaqui, Mowgli).
Ben vestito e incravattato nel salotto di casa sua (nel pieno del focolaio lombardo), parole ritmate da una dilagante scialorrea, pochi centimetri di statura che nemmeno una costosa GoPro è riuscita a celare: eccolo lì, il Pves.
Il discorso ai suoi venditori di pubblicità, comparso sul suo profilo Instagram, ha fatto il giro della penisola scatenando un più che comprensibile sdegno collettivo.
Mentre alcuni dei suoi più illustri colleghi si sono contraddistinti per onerose donazioni, lui non ha donato un cazzo e si è fatto notare come opportunista businessman della pandemia.
Muoiono? Stanno male? Stanno attraversando la più pesante crisi economica e sanitaria del nostro tempo? Allora noi intercettiamo le loro esigenze e gli vendiamo i prodotti dei nostri clienti.
Non fa una piega.
Se n’è accorto anche Natalino Balasso, che ha confezionato un esilarante video di risposta. “Cairo, arrotola il Corriere della Sera e infilatelo su per il culo“.
Mi piacerebbe sapere, in momenti come questi, come facciano yesmen e ciamporgne a continuare a difenderlo. Vorrei poter scorgere con i miei occhi i confini della dignità umana, oltre ogni ipocrisia, più che altro per potermi proteggere.
Forse dovrei essere ottimista e ripetere a me stesso che quelli così, piano piano, si accoppano da soli. E allora mi siedo qui, sulla sponda del fiume. Un tozzo di pane, un fiasco di vino, lo stemma ovale del vero Toro cucito sul portafoglio, palate di pazienza e determinazione. E aspetto.
Adesso tutti sanno chi è il nemico che stiamo tenacemente combattendo: è il primo passo. L’uomo che ha messo in pericolo la vita dei nostri bambini e dei nostri anziani durante Toro-Inter, per poi daspare i tifosi che avevano cercato di difendere i più deboli: proprio lui. L’uomo che ha preso in ostaggio l’unica squadra italiana con una leggenda anziché una storia, soltanto per farsi pubblicità: inequivocabilmente lui. Il fido orsacchiotto del piazzista di Arcore, al quale ha copiato anche la fede calcistica.
Grazie, Natalino. Ma credo che costui, ahimé, non si meriti nemmeno l’orgasmo prostatico.

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