Torino Hooligans: la sintesi del dibattito con i legali

di Marco Fratta
Il calciomercato è finito. È finito senza lasciare alcuna traccia e/o apportare cambiamenti costruttivi alla rosa e al progetto. Il nulla più assoluto, per intenderci, in cui è facile immaginare Bava in un ufficio vuoto mentre gioca a fare canestro con i tappi di sughero -come quella famosa pubblicità.
Il mercato invernale di Cairo, sostanzialmente, serve a ricordarci tutti gli anni quanto sia finto e fallimentare questo progetto: non che avessimo bisogno di promemoria, sia chiaro, ma l’eloquenza ha sempre un certo fascino.

Mentre negli alti uffici della società continua, quindi, a non succedere niente, su altri fronti si sta invece muovendo qualcosa di ben più interessante.
Avevamo promesso di continuare ad occuparci della vicenda dei Torino Hooligans, sia per solidarietà sia perché tutti gli altri network (servi o indipendenti che siano) se ne sono già apparentemente dimenticati.

In occasione del dibattito con i legali dei daspati, che si è tenuto a Spazio211 lo scorso 24 gennaio, abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni presenti con l’obiettivo di metterle insieme e di scrivere un pezzo: se è vero che “verba volant, scripta manent“, è altresì vero che i Torino Hooligans non hanno potentissimi mezzi per difendersi. Ogni tentativo d’aiuto da parte nostra, pertanto, può rivelarsi utile.


(La sala gremita di Spazio211 all’inizio del dibattito. Sul palco: Monica Arossa (avvocato penalista), Daniele Labbate (avvocato amministrativo), Paolo Alberto Reineri (avvocato civilista), Marco Melano (avvocato legal team).

LE NOSTRE FONTI
Per trasparenza e credibilità, pur non volendo fare nomi e cognomi, rendiamo noto in quale modo abbiamo raccolto le informazioni contenute in questo articolo:
1) dai racconti di tre tifosi iscritti alla pagina Facebook “La Buca di Maspero – Network Granata Indipendente“, che hanno accolto il nostro invito a recarsi al dibattito
2) dai messaggi di due esponenti dei TH -uno dei quali direttamente coinvolto in questa vicenda, l’altro invece sottoposto a daspo dal 2006 al 2010.

I CONTENUTI DEL DIBATTITO
I Torino Hooligans, coerenti con la loro politica antisocial, hanno rifiutato la nostra proposta di fare una diretta Facebook nonostante il dibattito fosse aperto al pubblico: rispettiamo e condividiamo la scelta, specialmente in una fase così delicata del procedimento legale.
Ecco, di seguito, un’estrema sintesi del dibattito:

1) è stato un confronto dai toni decisamente tecnici, in cui sono stati sottolineati gli aspetti giuridico-amministrativi che riguardano i daspo e i provvedimenti ai danni dei tre esercizi commerciali chiusi (il bar Mixer di via Filadelfia, il circolo Polski Kot di via Massena e il Testa Balorda di via Berthollet). Gli avvocati hanno parlato di “provvedimenti teatrali”. Se, di norma, il verbale di un daspo è lungo una o due pagine e contiene motivazioni inequivocabili, in questo caso sono stati recapitati verbali di oltre dieci pagine che, in sostanza, descrivono una “contrapposizione tra il gruppo ultrà e la società Torino FC“. Nell’elenco delle motivazioni, ad esempio, si parla del coro “Cairo Vattene“: la Digos ha addirittura “contato” quante volte è stato intonato durante Torino-Cagliari. I legali hanno espresso forti perplessità sulla liceità di simili provvedimenti e hanno reso note le strategie di difesa che adotteranno durante i processi.

2) è emerso, tragicamente, che alla base di tutta la vicenda c’è una politica di repressione sistematica ai danni di chiunque non la pensi come Cairo. Tanto è vero che buona parte dei 71 tifosi sono stati colpiti “a casaccio”, senza nemmeno una prova video che regga l’accusa. L’obiettivo era palesemente quello di eliminare la fazione oltranzista: Cairo si difende sui social dicendo di “non c’entrare nulla con i daspo“, ma la denuncia del 29 novembre che ha fatto scattare l’operazione è stata perpetrata proprio dalla società Torino FC.

3) le modalità con cui sono stati recapitati i verbali avvalorano la tesi del provvedimento teatrale: consegna degli avvisi tra le 6 e le 7 del mattino (neanche fosse un’associazione mafiosa) e in alcuni casi a sirene spiegate. Settanta tifosi dei settantacinque coinvolti in totale sono incensurati: altro elemento che, per come funziona il diritto italiano, porta a constatare l’esagerazione del provvedimento. In sostanza, non esistono prove schiaccianti per la quasi totalità delle accuse.

Continueremo, con piacere, a pubblicare ogni aggiornamento sulla vicenda.
MAI TACERE. MAI DIMENTICARE. TH LIBERI!

Marco Fratta
Leggi QUI i miei articoli
Leggi QUI gli articoli di Francesca Perreca
Torna alla Home


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *