Toro-Lecce 1-2. Il Toro di Cairo? Vittorie solo casuali, sconfitte sempre meritate

di Marco Fratta
Mesi fa, su questo network, definivamo il Toro di Cairo come “una profumiera” (Fratta) e come un “coito interrotto” (Perreca). E ne avevamo buone motivazioni, sia come tifosi sia come critici. Oggi, in un certo senso, le nostre sensazioni sono tornate su quella falsariga, soltanto con un pizzico di rabbia in più.

Proprio come qualche anno fa, infatti, quando la squadra mandò a stendere il mister Ventura nello spogliatoio di Carpi -lasciando sfumare l’aggancio del secondo posto in completa solitudine- anche questa volta il provvisorio godimento di sorpassare i gobbi è rimasto solo un sogno.
Una chimera da rispedire in quel dimenticatoio dalla quale è provenuta. Ciao ciao.

Mazzarri ha avuto quindici giorni per preparare una partita che avrebbe potuto, potenzialmente, dettare il ritmo dell’intera stagione. In questo match c’era tutta la parte motivazionale del lavoro di un allenatore, nonché l’opportunità di uscire decorosamente dal fallimento in Europa e dai pasticci dirigenziali sulla vicenda Nkoulou. Missione fallita.

Una partita oggettivamente brutta, dopo la quale chi ha davvero il coraggio di parlare dell’arbitro dovrebbe (come invece consigliano sempre a noi maicuntent) prendere in considerazione l’idea di acquistare un pigiama a strisce. Quale arbitro? Abbiamo fatto tutto noi. Punto. E abbiamo perso solo ed esclusivamente perché abbiamo fatto pena -e anche, ovviamente, per la caparbietà tutto pepe della compagine di Liverani.

Un film già visto, quello della profumiera e del coito interrotto. Giusto qualche giorno trascorso a pregustare un gourmet che non verrà mai servito, a naufragare nell’illusione più becera, e poi si ritorna a galleggiare in un limbo dove è vietato pronunciare le parole progetto, credibilità, cultura della vittoria, ambizione.

Un film con una sceneggiatura sempre uguale: il mandrogno che acquista nuovi innesti solo agli ultimi giorni di mercato, quando le liste Uefa sono chiuse; Mazzarri che straparla e che rintraccia scuse nella caduta dei meteoriti e nelle ere glaciali; giocatori che non appena vengono messi a nudo dal gossip, mostrano che nei loro progetti personali spiccava soprattutto quello di andare via; Bava assente, Comi non pervenuto. E via andare: questa squadra continua a non presentarsi decorosamente agli appuntamenti più importanti perché alla base manca ed è sempre mancato un vero e proprio progetto vincente.

L’unica certezza, da parte nostra, è che noi de La Buca non ci stancheremo mai di ripetervi tutto questo… finché non arriverà quel benedetto giorno in cui Urby e il suo entourage faranno le valigie: mai troppo presto, già decisamente tardi.

FVCG

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