Con questo Toro ho dimenticato le lasagne / Sei bella come una mina del Gallo al 76′ (Perreca, Fratta)

di Francesca Perreca.
Mi sveglio con l’idea che la domenica all’ora di pranzo non si dovrebbe giocare a calcio ma la si dovrebbe passare seduti a tavola a mangiare la lasagna, quella fatta della mamma a 7 strati con la besciamella fumante.
(Punto primo).
Ed invece, con l’avvento del calcio moderno, alle ore 12.30 si gioca.
Il sole picchia come se fosse quasi estate e l’Olimpico Grande Torino è tinto tutto di GRANATA. “Oggi contro l’ultima in classifica si deve vincere” penso fra me e me.
Fischio di inizio… ed ammetto che dopo 15 minuti mi aspettavo di essere già in vantaggio. Invece no. A dirla tutta la squadra era in difficoltà contro un Chievo che a tratti faceva pure pressing.
Figuratevi come stavo nervosa!
Il primo tempo si chiude sullo 0-0, con calci d’angolo sprecati, cross non azzeccati, lentezza nei movimenti, nessuna emozione particolare, nessun tiro in porta e altri sonori bestemmioni.
Stavo pensando alla lasagna e di conseguenza un buco nero si faceva largo nel mio stomaco in modo prepotente. Così, per cercare di distogliermi da questo pensiero fisso e di non addormentarmi sui seggiolini in curva, ho iniziato a limarmi le unghie.
Noia disarmante.
Mancano 15 minuti, un quarto d’ora al termine, quando d’improvviso un siluro tirato dal Gallo buca la porta e non lascia scampo a Sorrentino. Un boato rimbomba al Grande Torino, Andrea è con la cresta alzata e grida la sua rabbia e la sua liberazione mentre corre verso i tifosi. Quei tifosi che urlano il suo nome.
Questo a me, onestamente, è bastato. Quello che è poi accaduto gli ultimi dieci minuti mi ha fatto addirittura dimenticare la tanto desiderata lasagna e credetemi: è una evento raro. Ho iniziato a pensare che il nostro gioco è tra il noioso ed il pessimo, che manco all’oratorio si battono i calci d’angolo in quel modo, che gli allenamenti svolti a porte chiuse per non farsi rubare gli schemi non si vedevano manco ad Holly e Benji, che siamo una squadra di catenacciari, che la grinta di Belotti se la sognano i fenomeni con le stellette sulla maglia, che siamo sempre sul filo del rasoio… ma che nonostante ciò rosicchiamo punti utili.
Perché saremo pure Cairoboys contro Maicuntent, ma la speranza e le emozioni non riusciamo mai a nasconderle e, nel bene o nel male, questo ci rende uguali. Facciamocene una ragione!
Mentre facevo questi ragionamenti, il brontolio che proveniva dal mio stomaco mi ha fatto capire che lui non si sarebbe arreso alla mancanza di cibo e, passando davanti ad un bar in corso Sebastopoli, ho buttato l’occhio ai piatti in vetrina. Che combinazione: UNA LASAGNA campeggiava là, tutta sola. Chissà questa altra partita come sarà finita 😋😋


di Marco Fratta.
La sveglia suona di domenica mattina alle 11:15.
Sì, 11:15, perché abito in Irlanda: qui c’è il fuso orario di un’ora.
Per dare il buongiorno al nuovo giorno tiro giù un cristone che vale il calendario: ho colpito la culla di Greta col mignolo del piede.
Non solo il danno del turno delle dodiciemmezza che mi costringe a svegliarmi all’alba (acerrimo nemico, prima o poi ci incontreremo!), ma anche la beffa del dolore fisico. Per sdrammatizzare, prendo in braccio Dario e lui mi vomita addosso, quindi penso: “è perfetto! Ho già preso tutta la mia dose di sfiga della giornata prima del match, è la domenica buona!“.
Si parte, direzione divano.
Colazione con birra polacca e salsicce al forno: non è aria di cappuccino e cornetti alla crema.
Tuttavia, più che il turno delle dodiciemmezza mi sembra la replica delle tre di notte: sonno totale. Sbadigli a profusione. Gli undici Granata hanno somatizzato male la grande responsabilità di questa partita: restare in corsa per l’Europa.
Per gestire la tensione prendo Dario e Greta e li metto uno di fronte all’altro sul loro tappeto di gomma, tutto colorato. “Il primo che gattona vince un giro alle giostre!” urlo. Loro si guardano e, con uno spirito di alleanza che pare il patto Atlantico, restano immobili dove sono. Mi viene quasi la paterna paura che siano pigri perché hanno somatizzato il gioco di Mazzarri… ma non ho il tempo di realizzare il pensiero. Al 76′ il Gallo Belotti tira una mina da fuori area che cambia il mondo intero: Hannibal Lecter diventa vegano scalzista, Andreotti si pente e collabora con la giustizia, il palo di Amsterdam si piega al volere di Sordo e io divento astemio. UN TURBINIO.
Nel frattempo Salvatore Sirigu è già passato da Beato a Santo per volere della curia locale (dio, Salvo, quanto ti voglio bene) e Cairo ha telefonato a Papa Francesco per capire se fosse il caso di aumentargli lo stipendio.
Ma non è finita! C’è ancora tempo per le reti di Rincon e (udite udite) di Simone Zaza. Treazzero.
Il Toro è nella parte cazzuta della classifica. Resta lì. Soporifero ma concreto, noioso ma approfittatore, sfigato come un mignolo contro una culla ma brillante come la prematura primavera.
Ed io, Maicuntent dichiarato e col pedigree, ho voglia di andare a citofonare a tutti i Cairoboys per dirgli che sto festeggiando con loro. Che sto vivendo la stessa e identica storia d’amore infinita, con una sola e piccola differenza: non sopporterò mai le corna.
Forza Vecchio Cuore Granata.

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