“Qualcuno era del Toro” (Gaber – Luporini – Bordone – Formia)

Mi sono accorto che sul web c’è poco e niente di questa fantastica rivisitazione in chiave granata di “Qualcuno era comunista” di Giorgio Gaber.
Essendo in pieno clima derby, sono orgoglioso di contribuire alla diffusione di un’idea meravigliosa che potrebbe avere, ad occhio, una ventina d’anni.
Proprio perché il testo è un po’ datato, mi sono permesso di aggiungere un paio di battute.
Forza Vecchio Cuore Granata.

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Qualcuno era del Toro perché era nato a Torino.
Qualcuno era del Toro perché il papà, lo zio, il nonno… la mamma no.
Qualcuno era del Toro perché il Filadelfia oggi no, domani forse, dopodomani sì ma solo a porte chiuse.
Qualcuno era del Toro perché glielo avevano detto.
Qualcuno era del Toro perché se glielo avessero detto prima, seguiva il pallone elastico.
Qualcuno era del Toro perché via Filadelfia era la sua Penny Lane.
Qualcuno era del Toro perché da piccolo teneva gli indiani.
Qualcuno era del Toro perché da piccolo teneva i cowboy, ma solo quelli gay.
Qualcuno era del Toro perché la sfiga lo esigeva.
Qualcuno era del Toro perché prima… prima… prima… era juventino.
Qualcuno era del Toro perché Giorgio Ferrini era una brava persona.
Qualcuno era del Toro perché Bettega non era una brava persona.
Qualcuno era del Toro perché una vita in bianco e nero non vale la pena.
Qualcuno era del Toro perché il Granata è solo un’altra sfumatura di rosso.
Qualcuno era del Toro perché si sentiva solo.
Qualcuno era del Toro perché si sentiva tremendista.
Qualcuno era del Toro perché andava a scuola davanti a casa di Pulici.
Qualcuno era del Toro e quando ha finalmente conosciuto Pulici lo è diventato di più.
Qualcuno era del Toro perché Pulici… e basta.
Qualcuno era del Toro perché dopo bacco e tabacco c’era il colbacco.
Qualcuno era del Toro perché nella vita aveva giusto bisogno di altre sconfitte.
Qualcuno era del Toro perché Giacomo Ferri picchiava per lui.
Qualcuno era del Toro anche se gridava “Radice Radice alleni delle picie”.
Qualcuno era del Toro perché avercele oggi, quelle picie…
Qualcuno era del Toro perché la sedia di Mondonico ad Amsterdam era meglio di quella di Van Gogh.
Qualcuno era del Toro perché quando ad Amsterdam è andato tutto in fumo è l’unico che ha pianto.
Qualcuno era del Toro perché la sera dell’Heysel non ha fatto festa.
Qualcuno era del Toro per moda, qualcun altro per principio, quasi tutti per frustrazione.
Qualcuno era del Toro malgrado l’inno degli Statuto.
Qualcuno era del Toro perché Raf Vallone a l’era prope ‘n bel omu.
Qualcuno era del Toro perché aveva un criceto chiamato Dossena.
Qualcuno era del Toro perché da inglese avrebbe tifato il City.
Qualcuno era del Toro perché da tedesco avrebbe tifato il Monaco 1860.
Qualcuno era del Toro perché Bacigalupo, Ballarin, Maroso, cazzo!
Qualcuno era del Toro perché Castellini, Santin, Salvadori, caaazzo!
Qualcuno era del Toro perché Bucci, Fattori, Delli Carri… vabbè, come non detto.
Qualcuno era del Toro perché il conte Cinzano era un galantuomo, Ferruccio Novo era un galantuomo, Orfeo Pianelli era un galantuomo, Sergio Rossi era un galantuomo ma Borsano no, lui no.
Qualcuno era del Toro perché non ha mai capito il significato della parola “revocato”.
Qualcuno era del Toro perché un giorno di maggio la radio gli ha dato una bruttissima notizia.
Qualcuno era del Toro perché un altro giorno di maggio, ventisette anni dopo, la radio gli ha dato una bellissima notizia.
Qualcuno era del Toro ma avrà sempre un posto nel suo cuore per Johnny Rep, Felix Magath, Renato Curi, Kalle Riedle, Predrag Mjatovic e Alessandro Calori.
Qualcuno era del Toro perché gli sembrava di aver visto Gigi Meroni sulla copertina di “Beatles For Sale”.
Qualcuno era del Toro ma se quella sera del ‘67 avesse preso il tram era meglio.
Qualcuno era del Toro perché cinquanta punti su sessanta e niente scudetto… neanche in Uganda.
Qualcuno era del Toro perché prima i baffi di Meroni, poi quelli di Claudio Sala, poi quelli di Leo Junior e adesso… nessuno.
Qualcuno era del Toro perché in cinquant’anni ha vinto uno scudetto e un’elezione, e sa già che per i prossimi cinquanta…
Qualcuno era del Toro perché comunque due mondiali li abbiamo vinti con Vittorio Pozzo e uno con Bearzot.
Qualcuno era del Toro, e con qualcun altro del Toro si trovava sempre di domenica alle due sotto l’orologio di corso Sebastopoli.
Qualcuno era del Toro perché coi rigori aveva sempre avuto poca dimestichezza.
Qualcuno era del Toro perché coi pali e le traverse invece…
Qualcuno era del Toro perché l’orgasmo più lungo della sua vita è durato tre minuti e quaranta secondi.
Qualcuno era del Toro perché Salvatore Vullo, Dante Bertoneri e Agatino Cuttone non se li ricordano neanche i parenti stretti, ma lui sì.
Qualcuno era del Toro perché era bello vedere la maglia granata addosso a Pelé. Anche se era quello sbagliato.
Qualcuno era del Toro perché nonostante le apparenze, Pianelli non fa rima con Cimminelli.
Qualcuno era del Toro perché era più del Toro degli altri.
Qualcuno era del Toro perché era contro, anche se non sapeva bene contro cosa.
Qualcuno era del Toro perché senza memoria non si può vivere.
Qualcuno era del Toro perché credeva di poter essere vivo e felice solo in una gradinata strapiena di gente sotto la bandiera più grande del mondo.
Qualcuno era del Toro perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare il campionato più bello del mondo.

Qualcuno era del Toro perché sentiva la necessità di una squadra diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare il gioco.
Qualcuno era del Toro perché con questo slancio ognuno era come più di se stesso… era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente il gioco.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte il tifoso stanco e bastonato, che attraversa dignitosamente lo squallore dell’ennesima scivolata verso il nulla.
E dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo.
Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Tra l’altro, con la pettinatura di Romero e il ghigno di Urbano.

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