Il network “La Buca di Maspero” saluta e omaggia Gigi Radice

Abbiamo voluto augurare buon viaggio al Mister scomparso con un articolo scritto a quattro mani.
L’idea: non più di mezza cartella ciascuno e una canzone che, per qualsiasi motivo, ci facesse pensare a lui.
L’esperimento è stato di un’empatia sorprendente: entrambi, senza saperlo, abbiamo raccontato lo stesso episodio.
Questa cosa sarebbe senza dubbio piaciuta al nostro Mister, che di emozioni se ne intendeva molto.
Buona lettura e Forza Vecchio Cuore Granata.

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Francesca Perreca
: i campioni come te lo sono per sempre
Ascoltando: Queen – We Are The Champions

Dal cielo scendo i paracadutisti.
I tamburi non smettono di rimbombare per tutto lo stadio.
Le lacrime scendono senza la capacità di fermarle.
La felicità dopo 27 anni è nostra!
NOI SIAMO I CAMPIONI!
Mister, lo ha capito?
Mister…
È un po’ contrariato.
Niente. A Lei non interessa, anzi, va dritto da Mozzini a spiegargli che non avrebbe dovuto fare quell’intervento di testa che si è rivelato dannoso ed ha causato il pari.
È dispiaciuto perché non abbiamo vinto questa partita.
Ma cosa le interessa, abbiamo vinto lo scudetto, Mister, NOI SIAMO I CAMPIONI!
Poi arriva Paolino, la guarda e la abbraccia. Di colpo tutta la squadra la avvolge e la porta in trionfo girando per tutto il campo.
Forse ora ha realizzato che NOI SIAMO I CAMPIONI!
Lo scudetto è tutto suo, è tutto nostro.
Ci sono i segni della gloria, della voglia, della rabbia, dell’onesta, della lealtà e della grinta.
Quei valori che trasudano dalla sua anima combattiva come un Toro, dai suoi occhi chiari ed asettici ma così fieri e sinceri.
Oggi NOI SIAMO I CAMPIONI e lo saremo per sempre.
Lo saremo per chi non c’è, per chi dovrà ancora nascere, per chi non l’ha mai conosciuta, per chi spera che un giorno accadrà ancora quello che Lei ha creato.
Perché i campioni con il tremendismo, come Lei, lo sono per sempre.
Grazie, Mister.

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Marco Fratta
: come te nessuno mai
Ascoltando: Lou Reed – Perfect Day

Leggo con commozione le notizie sulla tua morte da giorni, ormai. La prima reazione è stata di sgomento ma, conoscendomi, sapevo di dovermi dare del tempo per razionalizzare.
Hanno cominciato a raccontarmi le tue gesta negli anni novanta, quando ero bambino.
Mentre stressavo mio padre per capire i dettagli della nostra fede, sentivo la presenza di qualcosa che non si poteva raccontare… ma solamente trasmettere. E giù di videocassette.
Ne avevo a decine. Tutte che, col pretesto di raccontare la storia del Toro, arrivavano a farmi vedere le tue immagini mentre vincevi lo scudetto del 1976. Quelle diapositive custodiscono la migliore eredità che potessi lasciarmi, seppure indirettamente: la determinazione. Ti eri laureato campione d’Italia da pochi secondi, con un Toro immenso, ma eri rammaricato per non aver vinto la partita a causa di un autogol. Si vede il giornalista che ti incalza, dicendo “la Juve ha perso, siete campioni d’Italia, cosa vuoi di più?”. La risposta è lapidaria, caustica, sentenziosa, ma pura. E somiglia moltissimo al mio modo di essere: “mi dispiace. Non dico che non siamo mai contenti, ma sono proprio dispiaciuto per questa partita”.
Sempre sul pezzo. Su ogni pallone, tutte le maledette domeniche, con una cura dei dettagli che ha inciso per sempre il tuo nome nella storia di questo sport violentato, umiliato, derubato.
Mai prima d’ora ho provato invidia per quei fortunatissimi fratelli Granata che ti hanno seguito e sostenuto negli anni migliori. Mancherai, come mancheranno le giornate perfette con cui hai impreziosito questa maglia, il nostro colore e quella sete di rivalsa per un destino sempre contro.
Buon viaggio mister. Un Grazie che dura in eterno.

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