Toro-Genoa 2-1 ma il riso è amaro: la sostanziale differenza tra vincere e convincere

Ore 15 di una domenica dall’atmosfera surreale.
È sempre così quando l’avversario è il Genoa. I motivi sono fondamentalmente due: il gemellaggio andato in fumo con una facilità inaspettata (ma la maggioranza dei Granata sembra d’accordo con la rottura) e i precedenti sul campo che fanno sempre presagire una partita da cardiopalma. Granata-Grifoni, in effetti, non è mai stata una passeggiata per nessuna delle due fazioni.

Nel primo quarto d’ora gli undici di Mazzarri, appena tornato dalla convalescenza, spingono e dominano. Pare evidente la voglia di scacciare l’abitudine di un primo tempo soporifero e difensivo. Nel secondo quarto d’ora, infatti, i rossoblu iniziano a menare e l’arbitro se ne accorge: espulso Romulo al 28′ per doppia ammonizione, dopo un’entrata da wrestling su Meite.
Non solo la decisione, a mio avviso, è giusta, ma apre ai ragazzi un’autostrada verso la vittoria che non si può e non si deve sprecare.

Il morale si impenna. Sento i fratelli che dagli spalti intonano “la gente vuole sapere” e comincio davvero a crederci.

Di lì a poco, però, le consuete insicurezze e le indecisioni del Toro si trasformano in un groviglio emotivo: arriva il gol del Genoa dopo soli nove minuti, dovuto più ad un pasticcio difensivo che ad un acuto proattivo degli avversari.
E crolla il mondo.
Sirigu è incazzato nero. Mister Karma Negativo inizia a passeggiare avanti e indietro e tornano i timori sul suo stress psicosomatico.

Tuttavia in seguito, con andatura cerchiobbotista, troviamo il sistema di portare a casa i tre punti. Nel recupero del primo tempo Ansaldi tira una mina e Belotti segna un rigore fischiato per un fallo di Sandro su Iago Falque. La vittoria significa 6° posto da soli, a patto che domani l’Atalanta fallisca in casa contro il Napoli.

Che dire?
La partita analizzata al microscopio vede, oltre alla solita mancanza di determinazione, un Simone Zaza a dir poco scandaloso. Gioca male e si becca pure un giallo. Alcuni tifosi, sui social, sono arrivati pure a sentirsi boicottati dall’attuale numero undici -non proprio gradito all’ambiente fin dal suo arrivo, a dirla tutta. Tra lui e Soriano non si capisce bene chi abbia deluso di più le aspettative ma è senza dubbio una cosa che riguarda entrambi.

Riemerge, inoltre, la sensazione di vedere singoli elementi che giocano anziché un gruppo affiatato. La responsabilità è anche del mister, poiché ha impiegato più di tre mesi a collaudare un tridente d’attacco titolare. Ma è indubbio che nei giocatori manchi l’impeto di compiere imprese degne di nota e di dare a questa maglia soddisfazioni attese e meritate.

Essere al sesto posto in questo modo, onestamente, mi fa sentire insicuro e sopraffatto dalle vertigini. Bisogna tener presente che il prossimo match è fuori casa col Milan, poi arrivano i gobbi e l’anno si chiude in trasferta col Sassuolo: quante possibilità ci sono, obiettivamente, di sollevare lo spumante con questo piazzamento? Quante probabilità ha questo gruppo, a parte le sporadiche botte di culo, di arrivare a fine corsa coeso e determinato?

Conviene, secondo me, rimandare l’esultanza e prepararsi con filosofia allo smisurato elenco di giustificazioni che sentiremo davanti ai microfoni, perché le batoste sono dietro l’angolo. Torneranno a dire che le cause erano la tramontana sarda e gli infortuni, oppure le ingiustizie arbitrali e il Var, senza mai fare autocritica. Di certo non sarà questa la classifica finale se i ragazzi non cambieranno atteggiamento e se Karma Negativo non inizierà ad impostare le partite sull’arrembaggio anziché sul timore reverenziale.

Francamente oggi, più per obiettività che per scaramanzia, lascio festeggiare gli altri.

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