Una settimana da Dio: quanto é bello vincere e convincere

Tre giorni dopo Samp-Toro 1-4.
Trentotto albe prima del derby, con quella voglia matta di poterlo anticipare per essere sicuri di vedere in campo lo stesso Toro.

Che botta, ragazzi.

Mi è sembrato di essere dentro un film bellissimo e imprevedibile, dove all’improvviso il buono si stufa di subire e regola i conti con grinta e dignità. È stato come un pieno di benzina quando ormai il bolide era in riserva piena, soprattutto dal punto di vista dell’entusiasmo.

I tifosi si stanno ancora scatenando sui social: quando si vince, ciascuno tira fuori il meglio e il peggio di sé in un carosello di interventi caldi e imperdibili. I sostenitori di Cairo sentono già la Champions League in tasca e pensano alla continuità, ripetendo: “ve lo avevamo detto di avere pazienza”. Gli oppositori come me, invece, guardano con sospetto alla credibilità a lungo termine dell’exploit, pur senza privarsi della festa.
Di mezzo ci sono quelli indecisi, che cambiano molto spesso posizione, e che ancora non hanno trovato un coerente destino da sognare per il nostro Toro.

In fin dei conti essere eterogenei è sempre stato, storicamente, uno dei nostri punti di forza.

La cosa che più ha colpito nel match, per sport e per passione, è stata il ritorno del Gallo: una sorpresa attesa a lungo sia da noi che da lui. Ma se è vero che due pere fanno una doppietta, non è detto che una rondine faccia primavera. Senza dubbio è stato emozionante sentire di nuovo l’orgoglio di vedergli addosso La Maglia e la fascia di capitano. È un ragazzo umile, paziente. Deve solo imparare a non perdere di vista la costanza e la consapevolezza dei colori che indossa.

Le prestazioni dei suoi compagni, allo stesso modo, sono state al di sopra delle aspettative. Baselli è l’unico che continua a deludere, poiché non riesce ancora a trovare la bussola. Ma sugli altri non c’è assolutamente nulla da dire. Sirigu è arrivato a tanto così da entrare nella nostra storia recente e, onestamente, se lo sarebbe proprio meritato. Iago Falque si è ormai consacrato come tassello fondamentale del reparto offensivo (alla faccia di chi a giugno diceva di poterne fare a meno). Nicolas Nkoulou mi piace ogni domenica di più e il centrocampo, nonostante sia ancora il reparto più pasticcione, inizia finalmente a dare qualche soddisfazione.

L’altro elemento da non sottovalutare si nasconde in un individuo sempre in disparte che, per via della squalifica di Mazzarri, si è trovato a dirigere i ragazzi dalla panchina: Nicolò Frustalupi. Se è così cattivo pensare che il nostro mister porti sfiga (e noi siamo un po’ cattivi), è vero anche che con Frustalupi è arrivata un’energia positiva che in campo si è sentita.

È ovvio che le scelte tattiche fossero telecomandate… e questo si è visto chiaramente dalle tempistiche dei cambi e dalla loro entità. Ma è inevitabile constatare che nessuno si è strappato i capelli per la mancanza del primo coach, quello con cui abbiamo preso calci e pugni da Frosinone e Bologna mentre stavamo vincendo 2-0, per poi sentire solo bieche giustificazioni ai microfoni dei giornalisti.

Ma non roviniamo la festa… e aggrappiamoci alle nostre certezze.

Adesso la sola cosa importante, sia per gli entusiasmi del momento sia per l’anima lungimirante del progetto, è la grinta dimostrata: nessuno deve più dimenticarsene. Quando scendiamo in campo così carichi emerge una convinzione che può far paura a qualunque avversario.

Sotto a chi tocca. Perché finalmente, io, mi sono proprio divertito.

FVCG

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