Presidente, basta scuse: è Sinisa il grande assente di una stagione che finirà peggio delle altre

Trovo sempre molto divertente l’atteggiamento dei tifosi sui social, sia durante che dopo una partita. Scorrendo col mouse si passa dall’estrema soddisfazione al pianto inconsolabile in pochissimi secondi. Cambia il nemico, tornano quelli vecchi, oppure si diffonde un entusiasmo ad altissimi livelli di endorfina (roba che devi andare sui social del Barcellona per trovare qualcosa di simile).

In verità -e la verità è sempre amara- i problemi sono sotto gli occhi di tutti. E c’è ben poco da festeggiare.

Il vigile Urbano ci divide, da sempre, in due macro categorie: i “suoi” da una parte, i “maicuntent” dall’altra. Lo fa con stile, come quando diede del coglione ad un leone da tastiera che su Instagram lo apostrofò come tirchio (leggi qui, se non ci credi). Per lui le prese di posizione sul suo conto sono severe perché l’ambiente è “difficile, ingrato e poco capace di dare risalto alle sue gesta”.
Certo.

Ma il mandrogno, nonostante il novero di fedelissimi sempre più agguerriti, deve fare i conti una volta per tutte con una realtà lapalissiana: i difetti del suo progetto, ormai, sono troppo evidenti.

Non può più procrastinare, né tanto meno continuare a far credere che l’Amauri di turno sfonderà le reti di tutta la Serie A e ci rincoglionirà di emozioni. Non se la beve più nessuno. Gli unici rimasti sono i perdenti dentro, quelli che tutte le domeniche baciano qualche santino perché “almeno abbiamo trovato il sistema per non scendere più in B”.
Dei tipini alquanto ambiziosi.

Presidente: non ci crede più nessuno. Dai cinque anni da sbadiglio con Ventura (che non ha conquistato l’Europa per meriti di classifica, bensì per il fallimento del Parma) siamo passati al signor “siamo troppo sfortunati”. E non è che si sbadigli meno, in tutta onestà. Di mezzo, ci hai fatto assaporare la grinta di Sinisa per poi sbarazzartene all’improvviso, dalla sera alla mattina, senza concedergli il tempo che meritava.

Anche noi tifosi, in questo, siamo stati decisamente scandalosi. La sera dell’ingaggio leggevo battute sulla “tigre di Arkan” e vedevo radical chic che si dissociavano in massa. Ho visto battute, addirittura, per la prestazione del serbo nella finale di coppa Italia del ’93, poiché a loro avviso quell’evento rendeva poco credibile che Miha avesse un “cuore Toro”. Come se ci volesse la Treccani per capire che il vero nemico, quella sera, non si chiamava né Mihajlovic né Giannini, bensì Sguizzato.


Siamo fatti così
. Una parte di noi vuole vedere il Toro tornare grande, l’altra parte invece ha paura di adottare quel cinismo e quella strafottenza che, volenti o nolenti, ci renderebbero più competitivi.
Siamo ancora quelli del “beh, dai, un punticino è meglio di niente” e numerosi segnali lasciano intendere che non cambieremo. Non a breve. Ed è questa la vera fortuna di Cairo.

Il gradimento per un piagnucolone come Mazzarri lo testimonia domenica dopo domenica e prepariamoci: il nono posto sarà nuovamente l’epilogo glorioso dell’annata. Sperando che non vada peggio.

Vogliamo parlare del derby? Bene che vada ci saccagnano con due reti di scarto, male che vada… (bocca mia, taci).
Qui ci vuole un condottiero che butti il cuore oltre l’ostacolo, non uno pseudo pragmatico che si fa trovare con la lacrimuccia pronta quando arriva il giornalista.

Basta scuse, basta specchi graffiati, basta interpretazioni trasversali, basta rincoglionire di promesse: almeno noi tifosi, che rappresentiamo l’anima storica e leggendaria di questa maglia, dovremmo imparare a riconoscere ed isolare il problema.

Non me ne faccio più nulla della sicurezza di non retrocedere. Io voglio l’Europa.

E niente e nessuno mi toglie dalla testa che Mihajlovic, se avesse avuto tempo come gli altri, ci avrebbe portati proprio lì, senza sperare in fallimenti e ripescaggi.


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3 thoughts on “Presidente, basta scuse: è Sinisa il grande assente di una stagione che finirà peggio delle altre

  1. Sono opinioni. La realtà è dettata dalle statistiche e quelle di Miha erano impietose. Dopo il primo anno, partito in maniera eccitante con tanta sana ignoranza calcistica dopo anni di educata noia, abbiamo cominciato ad essere molto più prevedibili e confusionari subendo decisamente di più e diventando molto meno efficaci in zona gol. Il 424 o 433 di Miha non si è rivelato tatticamente maturo, la fase difensiva era imbarazzante, non potevi star tranquillo neanche sul 3-0.
    Ecco, piuttosto non mi aspettavo il Toro delle ultime giornate, quello di Bologna e di Frosinone in casa, normalmente le.squadre di Mazzarri il bottino pieno sul 2-0 lo portano a casa. Domenica, comunque, 22 tiri in porta (solo 2 nello specchio…) non sono pochi, e oltre il 70 per cento di passaggi conclusi in.una partita in cui abbiamo attaccato e non fatto meline attendiste, sono ottimi numeri.
    Chiaro che ci servono i gol di Zaza e Belotti, tutto qui.
    Non capisco, francamente, l’astio così acceso nei confronti di Mazzari e l’jdolatria di Miha che, pur avendo buone idee nella preparazione atletica e nei concetti di gioco, in realtà si è dimostrato allenatore incaoace di leggere la partita in corso, uno scarso motivatore ed un allenato tattico mediocre. E questi sono fatti

    1. Te lo spiego subito: se proprio devo subire un presidente spilorcio che si ostina a non comprare giocatori di valore, voglio almeno vedere in campo undici guerrieri guidati da un condottiero che li priva del riposo dopo un pareggio in casa. Da tifoso intendo. Se non c’è proprio modo di convincere il mandrogno a portare a casa i risultati (e oggi, in Europa, si raggiungono solo spendendo più denaro di quello che entra) allora voglio almeno godere dell’atteggiamento.

  2. Che dire, un vaticinatore. Dal 2014 non c’era un Toro in lotta per l’Europa a metà marzo. Quando si dice ‘saperne di calcio’…

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