Bologna-Toro: da due reti di vantaggio ad un pareggio amaro

Non appena l’arbitro Banti ha fischiato la fine, ho tirato un lungo sospiro e ho cercato di allontanare il rammarico, la delusione e quella sensazione allo stomaco che mi faceva rosicare. L’ho fatto per essere il più obiettivo possibile, senza cedere alle facili tentazioni del prevenuto.

Prevenuto, sì, perché chi mi conosce bene sa che non ho mai del tutto digerito l’esonero di Mihajlovic (che speravo di veder seduto sulla nostra panchina già sei mesi prima dell’ingaggio) e che, parallelamente, non mi è mai andata a genio la gestione societaria del vigile Urbano e dei suoi fedeli collaboratori.

Intendiamoci: l’arrivo di Mazzarri, per uno come me, ha rappresentato solamente la punta dell’iceberg.

Ma veniamo al commento di Bologna-Toro.
Non ho intenzione di annoiarvi con il tabellino, le ammonizioni, i minuti dei goal, i marcatori e gli highlights: sono informazioni che già sapete o che, tuttavia, sapete benissimo dove trovare.

Vorrei invece soffermarmi, con tutto il Cuore Granata che mi batte nel petto, sugli elementi che in questa partita mi hanno fatto preoccupare di più. E forse non sono mai stato così preoccupato da quel cattivissimo 19 agosto in cui il campionato ha avuto inizio.

C’è una frase che Mazzarri ha detto durante l’intervista post-partita, quindi incalzato a caldo dal giornalista che reggeva il microfono.
Ha detto “abbiamo fatto una partita incredibile, questa squadra gioca sempre meglio sui campi difficili“.

Pronta, interviene la vocina della coscienza.
Marco, aspetta.
Non impazzire, non imprecare.
Torna indietro col buffer. Guarda che hai sentito male”.

Ok. Ci riprovo.

Abbiamo fatto una partita incredibile, questa squadra gioca sempre meglio sui campi difficili”.

Niente da fare: avevo sentito benissimo.

Uno: davvero dovrei ritenere un campo difficile quello di una squadra che ha totalizzato 8 punti (7 all’inizio del match) e che da decenni non intimorisce una compagine che sia una?
Due: quale gioco incredibile ha visto il nostro condottiero? Zaza e Belotti insufficienti su tutte le pagelle, i due marcatori sono i giocatori più discontinui della rosa e la difesa continua a non saper difendere né la squadra, né i vantaggi conquistati.

Da due reti di vantaggio ad un pareggio amaro. Lo stesso scivolone difensivo di Frosinone.

Il capitano è cambiato tre volte durante i novanta minuti e questo è solo il lato simbolico, ovvero un pretesto per palesare la carenza di punti di riferimento in ogni strategia, in ciascun reparto, in qualunque obiettivo (recondito o dichiarato).

Farebbe gola, oggi, essere a 15 punti. Una botta di vita, una folata di aria fresca, un rifornimento di entusiasmo che, per giunta, era alla nostra portata.

Questo pugno di mosche in mano, invece, accompagnerà i nostri beniamini verso un difficile turno casalingo contro i gemelli viola.

Qualcuno faccia sapere al mister toscano che i campi difficili non sono quelli dove si gioca male ma quelli dove, allo stato attuale delle cose, non riusciremmo nemmeno ad arraffare un solo punto.

Maremma maiala.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *